In questo numero

editoriali

Le nuove linee guida ESC 2026 sull’insufficienza cardiaca

Le tanto attese nuove linee guida sull’insufficienza cardiaca sono state presentate al Congresso ESC di Monaco e contemporaneamente pubblicate sull’European Heart Journal. Un corposo documento di 112 pagine che rappresenterà per i prossimi anni il punto di riferimento per la diagnosi, il trattamento e la gestione del paziente con insufficienza cardiaca cronica e acuta. Come per tutte le linee guida, anche questa nuova stesura dovrà confrontarsi con la non sempre facile e diretta applicabilità nel mondo reale. Il dettagliato commento di Ilaria Battistoni e Piergiuseppe Agostoni, oltre ad indicare e sintetizzare le principali novità rispetto alle precedente versione, aggiunge alcuni utili elementi di riflessione preziosi per meglio comprendere da un lato scelte, posizioni e nuove raccomandazioni, e dall’altro per meglio adattarle alla nostra realtà sanitaria. •

Riabilitazione cardiologica: finalmente linee guida dedicate

Per la prima volta la Società Europea di Cardiologia dedica specifiche linee guida alla riabilitazione cardiologica che, quindi, viene riconosciuta come componente fondamentale della cura di condizioni patologiche che coinvolgo il cuore. L’editoriale a cura di Stefania Angela Di Fusco et al. mette in evidenzia i molteplici contesti clinici in cui viene raccomandata l’implementazione di programmi di riabilitazione con i relativi benefici attesi sulla base delle evidenze disponibili. Dall’editoriale emerge la visione olistica delle linee guida appena pubblicate, le quali raccomandano programmi di riabilitazione che hanno sì nell’esercizio fisico una componente cruciale ma devono includere anche interventi mirati al benessere psicologico e sociale. Inoltre, i programmi di riabilitazione devono essere costruiti insieme al paziente attraverso un processo di informazione, formazione e condivisione delle decisioni. In considerazione del noto sottoutilizzo della riabilitazione cardiologica nel mondo reale, le linee guida danno ampio spazio alla possibilità di impiego di strumenti digitali, dispositivi indossabili e telemonitoraggio per superare i problemi di accessibilità a programmi dedicati e favorire l’inclusività. •

Lo studio STAREE

Lo studio STAREE colma un’importante lacuna nelle evidenze relative all’impiego delle statine in prevenzione primaria negli ultrasettantenni, confermando anche nell’anziano l’efficacia cardiovascolare delle statine. Nel dettaglio, negli oltre 9000 soggetti ultrasettantenni, autonomi, senza malattia cardiovascolare, diabete o demenza, la terapia con atorvastatina 40 mg/die ha determinato, dopo 5.9 anni di follow-up, una riduzione del colesterolo LDL del 38% e degli eventi cardiovascolari maggiori del 30% rispetto al placebo con un NNT di 37. Non sono emersi, tuttavia, benefici significativi sulla sopravvivenza libera da morte, demenza o disabilità fisica, né sulla mortalità totale o cardiovascolare. Il trattamento ha mostrato un favorevole profilo di sicurezza, a fronte di una progressiva riduzione dell’aderenza nel tempo. Come puntualizza Claudio Bilato, i risultati attestano il beneficio cardiovascolare delle statine nell’anziano sano, ma sottolineano come la prevenzione cardiovascolare non coincida necessariamente con l’“healthy aging” globale. L’età, quindi, non rappresenta di per sé una ragione per sospendere una statina, ma l’eventuale inizio della terapia dopo i 70 anni richiede una decisione individualizzata, basata su rischio cardiovascolare, condizioni cliniche, aspettativa di vita e preferenze del paziente. •

punto di vista

COVID-19: tra promesse e risultati

Non vi sono dubbi che la pandemia COVID-19 abbia lasciato, oltre alle ben note sequele cardiovascolari nei singoli pazienti, un notevole impatto sulla medicina pubblica. Giuseppe Di Pasquale sintetizza in questo contributo i progressi della ricerca, soprattutto in area cardiovascolare, legati agli innumerevoli studi pubblicati in questo settore ed anche legati all’impatto pratico della pandemia sulle attività sanitarie pubbliche. Le eredità positive della pandemia sono legate anzitutto allo studio e allo sviluppo dei vaccini, grazie anche all’esecuzione di ricerche cliniche controllate a tempo di record, con conseguente prevenzione di un gran numero di decessi in tutto il mondo. Purtroppo, le varie aree grigie possono sintetizzarsi in un’integrazione tra ospedale e territorio ancora incompleta, in una medicina territoriale ancora oggetto di criticità, nell’incompleta digitalizzazione di molti percorsi sanitari e nell’incompleto sviluppo delle attività finalizzate alla formazione del medico e degli altri professionisti sanitari. L’autore conclude con l’auspicio che la lezione del COVID-19 possa essere utile in futuro come esperienza sul campo al fine di pianificare operazioni concrete e dagli effetti misurabili nel corso dei prossimi anni. •

Amministrazione USA e ricerca scientifica

Vincenzo Toschi sintetizza le preoccupazioni che stanno venendo alla luce in varie parti del mondo sul presente e futuro della ricerca scientifica negli Stati Uniti, in particolare nelle materie biomediche. Come è noto, l’attuale amministrazione americana sta riducendo i fondi destinati a progetti di ricerca medica, privilegiando altre aree ritenute di maggiore interesse strategico (militare, intelligenza artificiale, semiconduttori, ecc.). A ciò si somma un atteggiamento talvolta definibile come “punitivo” verso settori (sanità pubblica, cambiamento climatico, ecc.) non del tutto graditi alla base politica dell’attuale amministrazione. Tutto ciò contrasta fortemente con lo straordinario impatto che negli scorsi decenni gli Stati Uniti hanno esercitato a livello mondiale sulla ricerca nel settore della salute. Gli Stati Uniti hanno da sempre attratto scienziati da tutto il mondo, che sono stati messi in condizione di completare validamente i loro studi. Le politiche anti-migratorie dell’attuale amministrazione potrebbero influire negativamente anche sotto questo aspetto. Per fortuna, il Congresso degli Stati Uniti influisce ancora molto sul bilancio federale, potendo bloccare proposte di eccessiva riduzione dei finanziamenti destinati alla ricerca. Si spera inoltre che le numerose fondazioni filantropiche ed altri organi privati americani possano compensare, almeno in parte, le riduzioni dei fondi federali. •

dieci quesiti in tema di...

Cardiogenetica: istruzioni per l’uso

Nella rassegna di Federico Fortuni et al. viene affrontato in 10 quesiti pratici il ruolo crescente della cardiogenetica nella gestione delle cardiomiopatie e delle canalopatie ereditarie. Il test genetico non rappresenta più soltanto uno strumento diagnostico, ma può contribuire alla stratificazione prognostica e del rischio aritmico, orientare alcune scelte terapeutiche e consentire lo screening a cascata dei familiari. Particolare attenzione viene dedicata alla selezione appropriata dei geni e all’interpretazione delle varianti, sottolineando come quelle di significato incerto non debbano guidare autonomamente diagnosi, terapia o screening predittivo familiare. Gli autori evidenziano quindi la necessità di integrare il dato genetico con fenotipo, imaging e storia familiare, nell’ambito di un approccio multidisciplinare e di un adeguato counseling genetico. La cardiogenetica diventa così uno degli strumenti della medicina di precisione, estendendo la valutazione dal singolo paziente all’intera famiglia. •

rassegne

Oltre la frazione di eiezione: il valore dell’imaging multimodale nello scompenso cardiaco

La gestione dello scompenso cardiaco richiede oggi un approccio diagnostico capace di superare i limiti della sola frazione di eiezione. Nella rassegna di Francesca Musella et al. viene illustrato il ruolo sempre più centrale dell’imaging multimodale nella fenotipizzazione del paziente con scompenso cardiaco, dalla valutazione ecocardiografica avanzata alla risonanza magnetica cardiaca, fino alla tomografia computerizzata e all’imaging nucleare. Le diverse metodiche di imaging vengono analizzate analiticamente, con particolare riferimento ai principali impieghi nei diversi scenari clinici. Gli autori mostrano come un approccio integrato, orientato al quesito clinico, possa migliorare la definizione eziologica, la stratificazione del rischio, il monitoraggio evolutivo e la personalizzazione del trattamento nello scompenso cardiaco. •

Come riconoscere e gestire la complessità dell’insufficienza cardiaca avanzata

L’insufficienza cardiaca avanzata è una condizione clinica ad alta complessità che in genere coincide con la fase pre-terminale dello scompenso cardiaco. Nella rassegna di Concetta Di Nora et al. viene fatto un excursus sulle diverse definizioni e modalità di classificazione di questa fase di malattia. Gli autori riportano gli aspetti epidemiologici e discutono del ruolo dei vari test diagnostici, con un’attenzione particolare ai vantaggi e limiti di ciascuna indagine. Viene sottolineato il ruolo cruciale di un tempestivo invio ai centri di riferimento per la gestione dell’insufficienza cardiaca avanzata al fine di poter implementare le terapie più appropriate, indicando una serie di elementi chiave da fornire al centro di riferimento per una gestione condivisa. Infine, l’attenzione viene focalizzata sulle opzioni terapeutiche, farmacologiche e non, e l’integrazione con le cure palliative, il cui obiettivo deve essere quello di consentire una migliore convivenza con la malattia. •

Aneurisma dell’aorta addominale: certezze e controversie

Gli aneurismi dell’aorta addominale possono rimanere asintomatici per lungo tempo, ma la loro rottura è gravata da un’elevata mortalità. Il diametro dell’aneurisma, il sesso femminile, il fumo e il rapido incremento dimensionale, sono fattori prognostici negativi. In questo numero del Giornale, Francesco Squizzato et al. offrono una trattazione completa, aggiornata e ben strutturata sugli aneurismi dell’aorta addominale, integrando efficacemente aspetti epidemiologici, diagnostici e terapeutici con le più recenti linee guida ESVS 2024. Gli autori enfatizzano come la scelta terapeutica debba essere personalizzata considerando anatomia, comorbilità, aspettativa di vita e preferenze del paziente. Particolarmente apprezzabile è il confronto equilibrato tra chirurgia open ed endovascolare, supportato dalle principali evidenze disponibili, nonché l’attenzione dedicata agli aneurismi complessi e alle prospettive innovative, come l’impiego della CO2 nei pazienti con insufficienza renale. Gli autori offrono quindi un valido contributo soprattutto per gli specialisti coinvolti nella gestione della patologia vascolare. •

studio osservazionale

L’efficacia della rete per l’insufficienza cardiaca avanzata

La gestione in rete per l’insufficienza cardiaca, soprattutto nella forma avanzata, rappresenta la modalità più efficace per garantire una migliore, precoce ed equanime modalità di cura nel territorio. Adelina Selimi et al. riportano l’esperienza del modello organizzativo toscano, confermando il valore di un’oculata pianificazione delle risorse ottenuta con l’identificazione di percorsi condivisi, che prevedono l’interconnessione tra i Centri delle Aree Vaste e il Centro di riferimento regionale con programma attivo di trapianto cardiaco e impianto di dispositivo di assistenza ventricolare sinistra. Sebbene lo studio non consenta di dimostrare un impatto sugli outcome clinici, il significativo incremento del volume di referral, con un aumento di pazienti valutati, ha permesso di approntare follow-up specifici rispetto alla fase della malattia, e soprattutto di intercettare e condividere più precocemente i pazienti da inviare a terapie avanzate. •

documento di consenso

L’Heart Team nella gestione della valvulopatia aortica

In questo documento di consenso elaborato da AGENAS e dalle principali società scientifiche nazionali, Giovanni Baglio et al. definiscono i criteri e le indicazioni per l’istituzione e il funzionamento dell’Heart Team, che costituisce l’elemento centrale nel percorso decisionale dei pazienti candidati a sostituzione valvolare aortica chirurgica o transcatetere. Vengono descritti la composizione, le responsabilità e le modalità operative del gruppo, sottolineando l’importanza della valutazione multidisciplinare, della personalizzazione delle cure e della partecipazione del paziente nelle decisioni e al monitoraggio degli esiti. L’obiettivo è promuovere un modello organizzativo uniforme che possa essere adottato e diffuso a livello nazionale dai centri italiani. •

imaging integrato
online only

Analisi multimodale delle placche coronariche ad alto rischio

Partendo dal sospetto clinico e dall’ECG, vengono utilizzate in modo sequenziale diverse metodiche di imaging cardiovascolare, evidenziando per ciascuna di esse i pro, i contro e il valore aggiunto nello specifico caso clinico, fino a giungere alla diagnosi corretta e al trattamento più appropriato. •