Dettagli Settembre 2026, Vol. 27, N. 9 doi 10.1714/4755.47720 Scarica il PDF(471,2 kb) In questo numero titolo - split_articolo,controlla_titolo - art_titolo In questo numero testo - art_testo punto di vista Formazione dei giovani cardiologi: tra assistenza, didattica e ricerca Emanuele Barbato e Gianfranco Sinagra presentano il loro punto di vista in tema di integrazione ottimale tra assistenza sanitaria, didattica e ricerca clinica nella formazione dei giovani cardiologi in specializzazione. Si tratta di un tema importante, destinato ad influenzare fortemente la qualità della cardiologia italiana nei prossimi decenni. Non c’è dubbio che la formazione di un giovane specializzando in cardiologia necessiti di un’integrazione ottimale tra attività di assistenza sanitaria a letto del malato, attività didattiche ed attività di ricerca. Gli autori sottolineano che un’eccessiva formazione clinica procedurale, basata cioè su prevalenti routine assistenziali, ma carente di attività di ricerca che implicano una visione continuamente critica su ciò che si fa e sulle continue innovazioni, possa portare alla formazione di figure professionali incomplete. Gli autori sottolineano il fatto che la cardiologia italiana, sia ospedaliera che universitaria, “ha costruito la propria autorevolezza internazionale grazie alla capacità di coniugare eccellenza clinica, ricerca e scuola”. • pdta in cardiologia La Rete Marchigiana Cardiomiopatie In questo lavoro Fabio Vagnarelli et al. riportano i risultati a 6 anni della Rete Marchigiana Cardiomiopatie (RMC), dedicata alle cardiomiopatie a fenotipo ipertrofico (CMPFI). In questo arco temporale sono stati valutati 552 pazienti con una crescita progressiva dei volumi. Tra le CMPFI l’amiloidosi cardiaca rappresenta la patologia più frequente seguita dalla cardiomiopatia ipertrofica sarcomerica e dalla malattia di Anderson-Fabry. Tra le forme ereditarie di amiloidosi cardiaca, la mutazione Ile68Leu è la più comune con una prevalenza di 12 per milione di abitanti. Nei centri periferici il numero di pazienti in follow-up è aumentato del 209%, con una predominanza di pazienti con amiloidosi. La metà dei centri dispone di ambulatori dedicati e l’85% di cardiologi specializzati. In generale, la costituzione della RMC ha consentito di migliorare i tempi di diagnosi, di ampliare le competenze specialistiche e di migliorare l’accesso ai trattamenti, con un efficace equilibrio tra specializzazione e copertura territoriale. • intelligenza artificiale L’intelligenza artificiale nella prevenzione cardiovascolare In questa rassegna, Simona Giubilato et al. analizzano il ruolo dell’intelligenza artificiale (IA) nella prevenzione cardiovascolare, mostrando come essa possa superare i limiti degli score di rischio tradizionali. Grazie al monitoraggio continuo, all’integrazione multimodale dei dati (cartella sanitaria elettronica, imaging, dispositivi indossabili, genomica) e a una maggiore accuratezza predittiva, l’IA può consentire una stratificazione del rischio più dinamica e personalizzata. Gli autori passano in rassegna le evidenze più rilevanti: l’AI-ECG per l’identificazione di fibrillazione atriale subclinica, disfunzione ventricolare sinistra e malattia coronarica; l’imaging opportunistico, mediante radiografia del torace, tomografia computerizzata coronarica e mammografia con quantificazione delle calcificazioni mammarie; l’ecocardiografia potenziata dall’IA per la misurazione automatizzata di frazione di eiezione ventricolare sinistra e strain longitudinale globale e le applicazioni emergenti in cardio-oncologia. Non mancano le criticità: i bias algoritmici, la scarsità di trial randomizzati, i limiti di generalizzabilità, l’integrazione nei workflow clinici e la necessità di una governance regolatoria solida per una reale integrazione nella pratica clinica. • rassegne Calcificazioni arteriose mammarie e rischio cardiovascolare In questa rassegna, Marco Zuin et al. analizzano le evidenze disponibili sul ruolo delle calcificazioni arteriose mammarie (CAM), riscontrate incidentalmente nei programmi di screening mammografico, come potenziale biomarcatore di rischio cardiovascolare nella popolazione femminile. Recenti studi hanno dimostrato che la presenza di CAM si associa a un incremento significativo e indipendente del rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Tuttavia, non sono ancora disponibili dati sufficienti per definirne il valore prognostico incrementale rispetto agli score di rischio raccomandati dalle linee guida. Parallelamente, lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale ha reso possibile una quantificazione automatizzata e riproducibile del burden calcifico, superando i limiti della tradizionale valutazione visiva qualitativa. Qualora tali risultati vengano confermati da studi prospettici, l’integrazione sistematica della ricerca e della quantificazione delle CAM nei programmi di screening mammografico potrebbe rappresentare un’opportunità unica per implementare una strategia di screening opportunistico, finalizzata non solo alla prevenzione oncologica, ma anche alla prevenzione cardiovascolare primaria nelle donne. • La rivascolarizzazione coronarica nel paziente con scompenso cardiaco ad eziologia ischemica Di fronte a un paziente con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta e sospetta eziologia ischemica bisogna affrontare un percorso di conferma diagnostica e di specifico trattamento di rivascolarizzazione della sottostante coronaropatia spesso complesso, adottando scelte, interventistiche o chirurgiche, non sempre supportate da evidenze tali da identificare la migliore opzione quando confrontate tra loro. La rassegna di Maria Vittoria Matassini et al. analizza criticamente il ruolo della rivascolarizzazione nello scompenso con frazione di eiezione ridotta ad eziologia ischemica alla luce delle evidenze più recenti, con particolare attenzione alla selezione dei pazienti e all’integrazione tra dati clinici e di imaging, fornendo oltre ad un’aggiornata revisione della letteratura sull’argomento, elementi decisionali utili per aiutarci nella selezione dei pazienti rispetto alla scelta terapeutica, in modo da ottimizzarne, specie nel singolo paziente, il rapporto rischio-beneficio. • Del mutare e sapersi adeguare La farmacologia cardiovascolare è caratterizzata da un’evoluzione dinamica, non lineare, nella quale l’introduzione di nuove molecole è spesso seguita da una progressiva rivalutazione critica basata su trial, dati di sicurezza a lungo termine, decisioni regolatorie, analisi di costo-efficacia e scelte di mercato. Alcune terapie inizialmente promettenti sono state abbandonate, altre hanno visto un ridimensionamento del loro impiego clinico, mentre molecole considerate superate sono state rivalutate alla luce di nuove evidenze. In questa interessante rassegna, Simona Giubilato et al. ci descrivono con un dettagliato supporto delle evidenze scientifiche più aggiornate, l’andamento emblematico di alcuni farmaci, a dimostrazione che una costante revisione e la capacità di autocorrezione rappresenta una positiva e peculiare caratteristica del metodo scientifico. • studio osservazionale Follow-up strutturato dopo un ricovero ospedaliero: si può fare! L’integrazione ospedale-territorio è oggetto costante di riflessione e di proposte organizzative volte a rafforzarla. Spesso la progettualità resta tale, scontrandosi con ostacoli concreti di attuazione. Fausto Avanzini et al., con i risultati del Progetto DIMACC, ci dimostrano che è invece possibile, proponendoci il loro esempio organizzativo concreto, applicabile nella pratica clinica per migliorare la presa in carico dei pazienti nella fase post-acuta dopo un infarto miocardico o un episodio di scompenso acuto. La fattibilità di un follow-up specifico di presa in carico, che vede competenze mediche ed infermieristiche coordinate tra loro, e i positivi risultati raggiunti non solo in termini di eventi ma anche di gradimento da parte dei pazienti, rappresentano un utile esempio potenzialmente estensibile ad altre realtà. • imaging integratoonline only L’importanza della comunicazione Partendo dal sospetto clinico e dall’ECG, vengono utilizzate in modo sequenziale diverse metodiche di imaging cardiovascolare, evidenziando per ciascuna di esse i pro, i contro e il valore aggiunto nello specifico caso clinico, fino a giungere alla diagnosi corretta e al trattamento più appropriato. •