Giornale Italiano di Cardiologia:
impact factor e impatto sui lettori

Giuseppe Di Pasquale

Editor, Giornale Italiano di Cardiologia

L’ingresso del Giornale Italiano di Cardiologia (GIC) nel sistema dell’impact factor rappresenta un traguardo significativo per la nostra comunità cardiologica e cardiochirurgica nazionale. L’acquisizione dell’impact factor è avvenuta nel 2023 con l’attribuzione di uno score di 0.5 cresciuto a 0.7 nel 2024 e attualmente pari a 1.2. Si tratta di uno score modesto che comunque è tra i più alti per le riviste scientifiche pubblicate in lingua italiana valutate da Clarivate, società specializzata in analisi dei dati, informazioni e servizi per la ricerca scientifica, l’innovazione e la proprietà intellettuale. Clarivate è nata nel 2016 come spin-off di Thomson Reuters da cui ha ereditato molte attività legate ai dati scientifici e brevettuali.

Le citazioni sulla base delle quali è stato calcolato il nuovo impact factor del GIC provengono per una quota significativa (circa 45%) da citazioni nella stessa rivista (self-citation). Questo dato può essere interpretato come un limite da parte degli enti che attribuiscono gli impact factor, tuttavia dal nostro punto di vista esso riflette anche il fatto che il GIC è diventato uno spazio condiviso della comunità cardiologica nazionale all’interno del quale i professionisti discutono, si confrontano e accrescono le proprie competenze cliniche.

In passato due tentativi per la richiesta dell’impact factor avviati nel 2001 e nel 2018 con Thomson Reuters dagli Editor dell’epoca, Attilio Maseri e Leonardo Bolognese, non andarono a buon fine. Le motivazioni principali del diniego riguardavano la limitata internazionalità degli autori degli articoli e dei componenti del Comitato Editoriale, il fatto che gli articoli pubblicati non fossero in lingua inglese e il modesto numero di citazioni complessive del Giornale.

Il varo del Journal of Cardiovascular Medicine (JCM) avvenuto nel 2006 per volere della Federazione Italiana di Cardiologia (FIC) e di ANMCO e SIC venne deciso proprio con lo scopo di offrire ai cardiologi italiani una rivista che avesse l’obiettivo dell’internazionalità con l’acquisizione dell’impact factor, cosa che di fatto avvenne nel 2009. Al GIC veniva assegnato un ruolo complementare e non competitivo rispetto al JCM, una mission diversa, strumento di aggiornamento e comunicazione per la comunità cardiologica e cardiochirurgica nazionale. L’obiettivo per il GIC era quello di una qualità non misurabile attraverso l’impact factor ma attraverso l’impatto in termini di educazione continua e utilità per la pratica clinica quotidiana. A mio parere la decisione, avvenuta dopo ampia discussione, di mantenere il GIC in lingua italiana affiancandogli una rivista internazionale in lingua inglese è stata felice e lungimirante.

SIGNIFICATO E LIMITI DELL’IMPACT FACTOR

L’impact factor di una rivista è il rapporto tra il numero di citazioni ricevute in un determinato anno da articoli pubblicati nei 2 anni precedenti e il numero totale di articoli citabili pubblicati in quella stessa rivista nello stesso periodo (Figura 1).




Questo strumento bibliometrico venne proposto da Eugene Garfield nel 1955 con lo scopo di supportare i bibliotecari nella selezione delle riviste1. Solo successivamente l’impact factor venne utilizzato per una valutazione comparativa delle riviste, ma non per valutare la qualità scientifica di un singolo articolo.

Negli ultimi anni l’impact factor è stato oggetto di ampio dibattito nella comunità scientifica internazionale. Nato come strumento bibliometrico per valutare la rilevanza media delle riviste, è progressivamente scivolato verso un utilizzo improprio, fino a essere percepito come indicatore della qualità scientifica del singolo ricercatore2. L’impact factor non è infatti progettato per valutare il singolo lavoro, né tantomeno il merito scientifico individuale degli autori. L’utilizzo dell’impact factor come proxy della qualità scientifica individuale rappresenta pertanto una semplificazione non corretta.

Un secondo elemento problematico è legato alla distribuzione fortemente asimmetrica delle citazioni. In molte riviste una minoranza di articoli altamente citati contribuisce in maniera sproporzionata al valore complessivo dell’impact factor, mentre la maggioranza dei lavori riceve un numero di citazioni molto più contenuto. Questo rende l’indicatore poco rappresentativo della qualità media reale dei contenuti pubblicati.

A ciò si aggiungono criticità metodologiche, dal momento che l’impact factor è influenzato da variabili quali le politiche editoriali, la tipologia degli articoli (ad esempio rassegne rispetto a studi originali) e non da ultimo dall’adozione di strategie editoriali mirate ad aumentarne il valore, quali l’incremento delle autocitazioni o la pubblicazione selettiva di articoli ad alto potenziale citazionale, come ad esempio linee guida ed editoriali3.

In questo contesto si inseriscono importanti iniziative internazionali, come la San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA) e il Leiden Manifesto che raccomandano di non utilizzare l’impact factor per la valutazione dei singoli ricercatori e di privilegiare una valutazione qualitativa basata sul contenuto scientifico e sull’impatto reale della ricerca4,5. Tali documenti hanno contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza sull’uso responsabile degli indicatori bibliometrici.

Sono state inoltre proposte metriche alternative o complementari all’impact factor finalizzate ad una valutazione qualitativa dei contenuti scientifici che può prescindere dalla sede editoriale nella quale un articolo è stato pubblicato. Diverse sono le metriche di valutazione alternative che sono state proposte, tra queste le usage metrics e le alternative metrics (Altmetrics)6-8. Le usage metrics valutano l’impatto di un articolo scientifico attraverso la stima del numero di download di pdf o di visualizzazioni html mentre le altmetrics considerano la diffusione nei social media e in altri canali digitali (posts, blogs, Facebook, tweets, ecc.) arrivando all’elaborazione di uno score (Altmetric Attention Score).

Più recentemente il gruppo BMJ ha sviluppato strumenti digitali di Impact Analytics volti a misurare l’impatto reale della ricerca sulle linee guida cliniche, sulle politiche sanitarie e sui documenti istituzionali9.

Nonostante tutti i suoi limiti, l’impact factor rimane tuttora il principale indicatore del prestigio di una rivista e il suo annuncio annuale è atteso con ansia e vissuto con competizione da parte degli Editor delle riviste top-ranked e rappresenta un riferimento per istituzioni accademiche, enti regolatori e agenzie di finanziamento10.

L’acquisizione dell’impact factor da parte del GIC pertanto non può che essere motivo di soddisfazione da parte di ANMCO, SIC e SICCH, le società scientifiche delle quali il GIC è l’organo editoriale ufficiale.

IMPACT FACTOR VERSUS IMPATTO SUI LETTORI

Accanto all’impact factor esiste quello che da Valentin Fuster, prestigioso Editor-in-Chief del Journal of the American College of Cardiology per 10 anni, è stato definito l’impact to readers, cioè l’interesse e il gradimento da parte dei lettori per gli articoli pubblicati nella rivista e l’impatto sulla pratica clinica11. È un concetto che richiama l’attenzione su una dimensione fondamentale ma meno quantificabile: il valore che una rivista ha per i suoi lettori.

È importante che ogni Giornale definisca la propria mission e quella del GIC è da tempo chiaramente definita: essere uno strumento di aggiornamento professionale utile al miglioramento della pratica clinica quotidiana e della qualità delle cure, oltre che un canale di comunicazione per la comunità cardiologica e cardiochirurgica nazionale12.

Non spetta a noi giudicare qual è il gradimento dei lettori per il GIC, tuttavia è possibile constatare con soddisfazione come in numerosi congressi ed eventi formativi vengano frequentemente presentate figure e tabelle tratte da articoli pubblicati nel GIC. È questo un indicatore che esiste interesse e apprezzamento per i contenuti del Giornale, anche se questo andrebbe meglio valutato attraverso survey strutturate e analisi delle metriche di fruizione digitale. Le rassegne, i position paper ANMCO e SIC, i documenti di consenso societari e i commenti ai trial e alle linee guida risultano costantemente tra i contributi più consultati, figurando nella top ranking mensile degli articoli più letti, a conferma del ruolo del Giornale come strumento di aggiornamento clinico.

L’IMPEGNO PER IL FUTURO

Adesso che il GIC ha acquisito e consolidato l’impact factor sarà preciso obiettivo dell’Editor e del Comitato Editoriale favorirne una crescita progressiva. Tale risultato potrà essere raggiunto solo grazie al contributo dell’intera comunità cardiologica e cardiochirurgica nazionale, anche attraverso la citazione, quando appropriata, degli articoli pubblicati nel Giornale.

Allo stesso tempo è importante sostenere la crescita dell’impact factor del JCM, la rivista in lingua inglese con vocazione internazionale dell’Italian Federation of Cardiology. La disponibilità di due riviste dotate di impact factor rappresenta un’opportunità preziosa, soprattutto per i giovani ricercatori che sono quelli più esposti alle insidie dell’editoria scientifica contemporanea, inclusi i rischi legati alla diffusione di riviste predatorie13,14.

La sfida per il futuro sarà quindi quella di fare crescere l’impact factor senza smarrire l’identità del Giornale, valutando non solo ciò che è citabile, ma soprattutto ciò che è utile per il cardiologo nella pratica clinica quotidiana.

BIBLIOGRAFIA

1. Garfield E. The history and meaning of the journal impact factor. JAMA 2006;295:90-3. https://doi.org/10.1001/jama.295.1.90

2. Simons K. The misused impact factor. Science 2008;322:165. https://doi.org/10.1126/science.1165316

3. Ioannidis JPA, Thombs BD. A user’s guide to inflated and manipulated impact factors. Eur J Clin Invest 2019;49:e13151. https://doi.org/10.1111/eci.13151

4. Cagan R. The San Francisco Declaration on Research Assessment. Dis Model Mech 2013;6:869-70. https://doi.org/10.1242/dmm.012955

5. Hicks D, Wouters P, Waltman L, de Rijcke S, Rafols I. Bibliometrics: the Leiden Manifesto for research metrics. Nature 2015;520:429-31. https://doi.org/10.1038/520429a

6. Kavic MS, Satava RM. Scientific literature and evaluation metrics: impact factor, usage metrics, and altmetrics. JSLS 2021;25:e2021.00010. https://doi.org/110.4293/JSLS.2021.00010

7. Cuschieri S. WASP (Write a Scientific Paper): understanding research metrics. Early Hum Dev 2018;118:67-71. https://doi.org/10.1016/j.earlhumdev.2018.01.015

8. Gonzalez P, Fors M, Torres A. Altmetrics in the evaluation of scholarly impact: a systematic and critical literature review. Front Res Metr Anal 2025;10:1693304. https://doi.org/10.3389/frma.2025.1693304

9. BMJ Group. BMJ Impact Analytics. https://info.bmj.com/view/120882182 [ultimo accesso 5 maggio 2026].

10. De Fiore L. Sul pubblicare in medicina. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore; 2024.

11. Fuster V. Impact factor versus impact to readers: not necessarily at odds. J Am Coll Cardiol 2014;64:1753-4. https://doi.org/10.1016/j.jacc.2014.09.001

12. Di Pasquale G. Giornale Italiano di Cardiologia: la mission e la vision. G Ital Cardiol 2017;15:171-2. https://doi.org/10.1714/2674.27392

13. Di Pasquale G. Riflessioni sulla transizione del publishing scientifico. G Ital Cardiol 2025;26:217-9. https://doi.org/10.1714/4464.44609

14. Indolfi C. The “Predatory Journal”: the quality vs. quantity of the publications. J Cardiovasc Med (Hagerstown) 2025;26:63. https://doi.org/10.2459/JCM.0000000000001706