In questo numero

In abbinamento al numero di Marzo 2026 del Giornale Italiano di Cardiologia prende avvio il progetto della nuova iniziativa editoriale GIC Casi Clinici, che prevede la pubblicazione di quattro numeri l’anno come Supplementi del Giornale, indicizzati in PubMed. In questo primo numero di GIC Casi Clinici pubblichiamo quattro casi clinici di sicuro interesse per la pratica clinica.

Stefano Maffè et al. descrivono un caso di tamponamento cardiaco come manifestazione di linfoma primitivo a cellule B mediastinico, che è un raro sottotipo di linfoma non Hodgkin. I sintomi tipicamente associati a tale condizione sono tosse, dolore toracico e dispnea; il tamponamento cardiaco come manifestazione primaria è estremamente raro. Si tratta di una paziente di 83 anni che accedeva in Pronto Soccorso per tosse, dispnea e ipotensione, con riscontro all’ecocardiogramma transtoracico di un versamento pericardico di circa 3 cm con iniziali segni di compressione cardiaca e di una massa pericardica comprimente le sezioni cardiache destre. L’utilizzo combinato di diverse tecniche di imaging e l’analisi istopatologica effettuata sul liquido pericardico ottenuto dalla pericardiocentesi hanno consentito di ottenere una diagnosi definitiva di linfoma B a grandi cellule e di avviare il corretto trattamento chemioterapico con successiva remissione completa della malattia e regressione della massa.

Il caso clinico descritto da Gianmaria Scherillo et al. riporta l’esperienza di un giovane paziente giunto all’osservazione per dolore toracico acuto insorto in corso di attività sportiva. In presenza di un reperto ECG indicativo di infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST è stata eseguita in urgenza la coronarografia che evidenziava occlusioni distali multivasali suggestive di un possibile meccanismo embolico. L’ecocardiografia documentava la presenza di una massa peduncolata di circa 3 cm adesa al tetto dell’atrio sinistro sospetta per mixoma atriale. Il paziente veniva successivamente sottoposto a resezione chirurgica della massa con conferma istologica del sospetto diagnostico ecocardiografico di mixoma atriale. Il caso clinico sottolinea l’importanza di considerare l’embolia coronarica come possibile meccanismo eziopatogenetico nelle sindromi coronariche acute, soprattutto nei soggetti giovani con assenza di aterosclerosi alla coronarografia.

Il caso clinico descritto da Enrica Fede et al. si riferisce a un uomo di 66 anni affetto da infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST in sede anteriore trattato con angioplastica primaria che ha sviluppato un’estesa trombosi ventricolare sinistra peduncolata e mobile nel contesto di una severa disfunzione ventricolare sinistra. In considerazione dell’elevato rischio cardioembolico, il paziente è stato sottoposto a trombectomia chirurgica mediante approccio transmitralico con ausilio fibroscopico. La trombosi ventricolare sinistra post-infartuale aveva un’incidenza molto alta in era pre-riperfusione, arrivando fino al 40% in caso di infarto miocardico anteriore. Oggi, nei pazienti sottoposti a riperfusione, questa complicanza è molto più rara, potendosi comunque verificare nel 3-15% dei pazienti. L’ecocardiografia è fondamentale per la diagnosi e la valutazione dinamica della trombosi. La terapia anticoagulante rappresenta lo standard terapeutico, ma nei casi ad alto rischio cardioembolico la cardiochirurgia, come in questo paziente, può costituire l’opzione di scelta.

Il quarto caso clinico di Matteo Nardin et al. è relativo a un uomo di 58 anni con riscontro di onde T negative in sede infero-laterale a un ECG eseguito nell’ambito di un’eosinofilia persistente a 6 mesi da un’infezione parassitaria intestinale. Una tomografia computerizzata coronarica ha escluso la presenza di malattia coronarica e la risonanza magnetica cardiaca ha evidenziato un aumentato spessore apicale con frazione di eiezione ventricolare sinistra preservata e trombosi apicale. Sulla base dei dati clinici, laboratoristici e di imaging è stata posta la diagnosi di fibrosi endomiocardica. È stata iniziata anticoagulazione con warfarin insieme a terapia con ACE-inibitore e beta-bloccante. Il paziente è stato poi indirizzato all’ematologo che ha proseguito l’iter diagnostico con esecuzione di biopsia osteomidollare che ha portato alla diagnosi di leucemia eosinofila cronica. La fibrosi endomiocardica, denominata anche endocardite di Loeffler, è una manifestazione cardiaca, con fenotipo di cardiomiopatia restrittiva, della sindrome ipereosinofila ed è associata a elevata morbilità e mortalità.

Giuseppe Di Pasquale

Editor