In questo numero

editoriali

Le novità delle linee guida ESC 2025 sulle malattie cardiovascolari in gravidanza

Le nuove linee guida ESC 2025 sulle malattie cardiovascolari in gravidanza introducono un approccio più completo e personalizzato alla cura delle donne con patologie cardiache. In questo editoriale, Cinzia Perrino et al. ne sintetizzano le novità peculiari. Centrale è il ruolo del Pregnancy Heart Team, gruppo multidisciplinare che segue la paziente dal preconcepimento al post-partum, favorendo valutazioni condivise e percorsi assistenziali coordinati. È stata introdotta la classificazione del rischio mWHO 2.0, più ampia e precisa, che integra dati clinici e genetici per stimare meglio il rischio di complicanze materne e fetali. Grande rilievo assume la medicina di precisione, con counseling genetico mirato nelle condizioni ereditarie. Le linee guida rafforzano anche l’autonomia decisionale della donna, ponendo al centro valori e preferenze individuali. Inoltre, riconoscono gli esiti avversi della gravidanza come indicatori di rischio cardiovascolare a lungo termine, promuovendo follow-up prolungati e reti cliniche integrate. •

Stop ai beta-bloccanti nel post-infarto?

Siamo cresciuti con il “mito” dell’obbligatorietà della prescrizione di beta-bloccanti in pazienti con pregresso infarto miocardico. Questo mito, supportato dalle linee guida internazionali, si basava su trial condotti prima dell’esecuzione dell’angioplastica coronarica, ma anche prima dell’introduzione su vasta scala di classi farmacologiche salvavita in questo tipo di pazienti (statine, ACE-inibitori, sartani, ecc.). Filippo Ottani et al. passano in rassegna alcuni trial clinici sull’impatto prognostico dei beta-bloccanti nel post-infarto. Nonostante sia ancora necessaria molta cautela per una serie di ragioni quali, tra l’altro, l’eterogeneità di questi studi, possiamo concludere che l’impiego di routine dei beta-bloccanti dopo infarto miocardico in pazienti rivascolarizzati e con frazione di eiezione ≥50% non è più raccomandato. Accanto alle chiare indicazioni ai beta-bloccanti (fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, tachicardie, ecc.) l’uso dei beta-bloccanti resta consigliato nei pazienti con frazione di eiezione 40-49%. In ogni caso, la scelta resta sempre difficile e da valutare attentamente nel singolo paziente. •

intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale nella patologia aortica

L’intelligenza artificiale sta trasformando l’imaging aortico, offrendo strumenti in grado di migliorare diagnosi, monitoraggio e gestione terapeutica della patologia aortica. In questo numero del Giornale, Francesco Buia et al. affrontano l’argomento in modo completo, fornendo elementi utili a comprendere l’evoluzione di questo affascinante ambito. Tecniche di machine e deep learning, insieme a modelli come U-Net e nnU-Net, consentono oggi segmentazioni accurate dell’aorta e misurazioni standardizzate dei diametri, riducendo la variabilità operatore-dipendente. L’intelligenza artificiale permette inoltre di valutare il volume degli aneurismi, identificare dilatazioni anche in esami non dedicati e quantificare le calcificazioni, informazioni preziose per la stratificazione del rischio cardiovascolare. Nella dissezione aortica, gli algoritmi favoriscono una diagnosi rapida, distinguono con precisione vero e falso lume e contribuiscono alla stima del rischio evolutivo e alla pianificazione terapeutica, compresa l’indicazione a trattamenti endovascolari. Gli autori evidenziano inoltre anche il potenziale di metodiche avanzate – radiomica, DECT, photon-counting CT e fluidodinamica computazionale – verso modelli predittivi personalizzati. Restano però sfide significative: costi, validazione, bias dei dataset e necessità di formazione specialistica dei radiologi. •

rassegne

Approccio all’amiloidosi nell’anziano

Sebbene l’amiloidosi cardiaca venga diagnosticata sempre più frequentemente soprattutto nell’anziano, la prevalenza riportata negli studi clinici è inferiore a quella degli studi autoptici, dato espressione di una persistente sottodiagnosi. Dal punto di vista della presentazione clinica, i sintomi nell’anziano possono essere attribuiti all’invecchiamento e non considerati come espressione di una malattia che ha un significativo impatto prognostico. Nella rassegna di Donatella Del Sindaco et al. viene sottolineata l’importanza di una diagnosi precoce anche nell’anziano.
Il manoscritto sintetizza il percorso diagnostico che richiede una collaborazione di più professionisti enfatizzando la necessità di un colloquio con il paziente e i caregiver, avendo come obiettivo quello di fornire informazioni su prognosi e prospettive terapeutiche. Viene riconosciuta la fragilità come importante fattore prognostico soprattutto nell’anziano con conseguente impatto su prescrizioni terapeutiche e risposta ai trattamenti. Da qui il ruolo degli indici di fragilità come strumento per guidare le scelte terapeutiche. •

Quando la gestione clinica diventa più facile di come la descrivono

Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di ANOCA, ovvero dei pazienti che riferiscono angina in assenza di malattia coronarica ostruttiva. La svolta poi è arrivata all’ESC 2024 con la pubblicazione delle nuove linee guida sulle sindromi coronariche croniche che hanno enfatizzato (e messo in classe I) l’importanza di diagnosticare e trattare i pazienti con ANOCA. Solo che molto spesso l’iter diagnostico e la gestione terapeutica di questi pazienti sembra complessa ed esiste una sorta di “rimpallo delle responsabilità” tra cardiologo clinico ed emodinamista. In questo numero del Giornale, Alberto Sarti et al. cercano di dipanare ogni dubbio. Con una serie di semplici e istruttivi casi clinici dalla vita reale e dagli ambulatori descrivono i principali scenari clinici e quelle semplici azioni diagnostiche e terapeutiche che devono essere messe in campo. Il fine è ridurre sempre di più i pazienti che rimangono senza una diagnosi e terapie adeguate. •

Inibitori della CETP: focus su obicetrapib

Il raggiungimento dei target raccomandati di colesterolo LDL continua ad essere una delle principali sfide della cardiologia, nonostante l’ampio impiego di terapie ipolipemizzanti, inducendo la continua ricerca di nuove strategie terapeutiche. Tra queste, l’inibizione della proteina di trasferimento degli esteri del colesterolo (CETP) è stata a lungo considerata promettente, ma, almeno inizialmente, compromessa da fallimenti clinici dovuti a inefficacia e/o problematiche di sicurezza. In questa rassegna, Pietro Scicchitano e Claudio Bilato pongono l’attenzione su obicetrapib, un inibitore della CETP di nuova generazione che ha recentemente mostrato dati incoraggianti sia in termini di riduzione dei livelli di colesterolo LDL sia di tollerabilità. Gli autori mettono in evidenza il potenziale di obicetrapib come opzione terapeutica innovativa per il trattamento dell’ipercolesterolemia e la prevenzione della malattia cardiovascolare, aprendo nuove prospettive nella gestione del rischio residuo. •

studio osservazionale

Un progetto per il trattamento integrato dell’ipercolesterolemia

Nonostante la disponibilità di differenti agenti ipocolesterolemizzanti, in considerazione del subottimale raggiungimento nel mondo reale dei target lipidici raccomandati è stato ideato e realizzato il Progetto Clear Pathway. Nello studio osservazionale di Federico Nardi et al. viene illustrata la metodologia mini-Delphi alla base del progetto e riportati i risultati del progetto. Il lavoro condotto ha consentito di formulare una serie di raccomandazioni mirate ad ottimizzare l’impiego delle terapie ipocolesterolemizzanti a somministrazione orale. Globalmente sono stati approvati 20 statement inquadrati in tre aree tematiche: precocità di trattamento, distanza dal target e terapie di combinazione. Dagli statement è emerso il riconoscimento del ruolo rilevante dell’acido bempedoico come alternativa alle statine, in caso di intolleranza, o in aggiunta a statine ed ezetimibe quando i target non vengono raggiunti. Come affermato dagli autori, sarebbe interessante valutare come l’implementazione delle raccomandazioni formulate impatta la gestione clinica dei pazienti con dislipidemie e di conseguenza la loro prognosi. •

documento di consenso

Amiloidosi cardiaca da catene leggere: istruzioni per l’uso

In questo documento di consenso SIC/ANMCO della Rete Italiana dell’Amiloidosi Cardiaca (RIAC), Alberto Aimo et al. offrono una panoramica estensiva e aggiornata sull’amiloidosi da catene leggere (AL), una rara malattia sistemica caratterizzata dal deposito extracellulare di fibrille amiloidi che compromettono la funzione d’organo. Come sottolineano gli autori, il coinvolgimento cardiaco rappresenta il principale determinante prognostico e richiede un approccio multidisciplinare.
Negli ultimi anni, la terapia ha visto progressi significativi grazie a nuovi agenti, tra cui inibitori del proteasoma, immunomodulanti e anticorpi monoclonali. In particolare, la combinazione daratumumab-CyBorD è oggi lo standard di prima linea, capace di migliorare gli esiti ematologici e d’organo. Una diagnosi precoce e la gestione integrata dello scompenso cardiaco, delle aritmie e del rischio tromboembolico sono cruciali per ottimizzare la sopravvivenza. L’inquadramento in centri specialistici consente di personalizzare le strategie terapeutiche e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Il documento è corredato da tabelle riassuntive e algoritmi diagnostico-terapeutici molto utili nella pratica clinica. •

imaging integrato
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Ruolo dell’imaging multimodale nella diagnosi di aortite

Partendo dal sospetto clinico e dall’ECG, vengono utilizzate in modo sequenziale diverse metodiche di imaging cardiovascolare, evidenziando per ciascuna di esse i pro, i contro e il valore aggiunto nello specifico caso clinico, fino a giungere alla diagnosi corretta e al trattamento più appropriato. •