Giovanni Concistrè, Giacomo Bianchi, Francesca Chiaramonti, Tommaso Gasbarri, Marco Solinas

Riassunto. Negli ultimi tre decenni la cardiochirurgia ha assistito a una progressiva evoluzione verso approcci sempre meno invasivi, finalizzati a ridurre il trauma chirurgico e a favorire un più rapido recupero postoperatorio senza compromettere la sicurezza e l’efficacia delle procedure. In questo contesto, la cardiochirurgia endoscopica rappresenta una delle innovazioni più rilevanti della disciplina, grazie all’impiego di sistemi avanzati di visualizzazione, strumentazione dedicata e piattaforme robotiche. Le applicazioni cliniche di tali tecniche si sono estese dalla chirurgia mitralica – supportata da trial randomizzati e ampi registri – alla chirurgia aortica, coronarica e al trattamento della fibrillazione atriale, i cui dati derivano prevalentemente da studi osservazionali, registri e casistiche monocentriche. Sebbene la letteratura indichi una riduzione del sanguinamento perioperatorio, delle complicanze parietali, della degenza e dei tempi di recupero rispetto alla sternotomia, l’eterogeneità nei livelli di evidenza impone un adeguato percorso formativo. I benefici osservati risentono dei criteri di selezione dei pazienti, dell’esperienza dei centri ad alto volume e del superamento della curva di apprendimento. La presente rassegna analizza lo stato dell’arte della cardiochirurgia endoscopica, contestualizzandone le evidenze e i limiti metodologici, e sottolineando come il continuo progresso tecnologico e l’integrazione multidisciplinare nell’Heart Team ne stiano guidando la sicura espansione clinica.