Gianluigi Tagliamonte, Ilaria Battistoni, Massimo Iacoviello, Francesca Musella, Manuela Benvenuto, Daniele Masarone, Emilia D’Elia, Marco Cittar, Serena Guasti, Daniela Zabbia, Francesco Piroli, Benedetta De Chiara, Geza Halasz, Fabrizio Oliva, Federico Nardi, Massimo Grimaldi, a nome dell’Area CardioImaging ANMCO e dell’Area Cardiorenale e Metabolica ANMCO

Riassunto. La malattia renale cronica rappresenta un potente moltiplicatore di rischio cardiovascolare piuttosto che una semplice comorbidità. Le patologie cardiovascolari costituiscono la principale causa di morte e ospedalizzazione nei pazienti nefropatici, con una prevalenza che raggiunge il 50% negli stadi avanzati. Nonostante la rilevanza epidemiologica, la diagnosi precoce rimane complessa a causa di presentazioni cliniche spesso atipiche o paucisintomatiche. Nella complessa fisiopatologia del danno cardio-renale, i fattori di rischio tradizionali interagiscono con driver specifici dell’ambiente uremico, promuovendo processi di fibrosi miocardica e calcificazione vascolare accelerata. Vi sono diversi fenotipi clinici: la malattia coronarica, caratterizzata da un elevato burden calcifico; l’arteriopatia periferica, spesso sottostimata dai test standard; le valvulopatie calcifiche a rapida progressione; le aritmie, principale causa di morte improvvisa; e lo scompenso cardiaco, prevalentemente a frazione di eiezione preservata. Per superare i limiti della diagnostica convenzionale, viene proposto un approccio multimodale integrato. Un monitoraggio proattivo e una stratificazione del rischio basata su tecniche di imaging avanzate sono essenziali per identificare precocemente il danno d’organo subclinico. L’adozione di percorsi diagnostici integrati permette di personalizzare le strategie terapeutiche, migliorando la prognosi e la qualità di vita dei pazienti affetti da malattia renale cronica.