Jacopo Farina, Simone Biscaglia, Flavio Biccirè, Francesco Prati

Riassunto. La placca coronarica vulnerabile rappresenta un substrato anatomo- patologico predisponente alle sindromi coronariche acute. L’evoluzione delle metodiche di imaging intracoronarico, in particolare la tomografia a coerenza ottica, la spettroscopia nel vicino infrarosso con ultrasonografia e l’ecografia intravascolare, ha consentito di identificare in vivo specifici marker morfologici associati a un aumentato rischio cardiovascolare. Parallelamente, lo sviluppo dell’angio-tomografia computerizzata (TC) coronarica e delle tecnologie di TC a conteggio di fotoni ha ampliato le possibilità di identificazione non invasiva delle placche ad alto rischio. La terapia medica intensiva rappresenta attualmente il cardine della gestione della placca vulnerabile. Statine ad alta intensità e inibitori di PCSK9 hanno dimostrato, mediante imaging seriale, di ridurre coril burden aterosclerotico e modificare favorevolmente i marker di vulnerabilità, aumentando lo spessore della capsula fibrosa e riducendo contenuto lipidico e infiammazione. Strategie emergenti comprendono approcci antinfiammatori, imagomics e integrazione tra imaging avanzato e profilo genetico. Il trattamento preventivo mediante angioplastica coronarica percutanea (PCI) di lesioni non flusso-limitanti ma morfologicamente vulnerabili ha mostrato risultati promettenti, senza tuttavia dimostrare un beneficio convincente sugli endpoint clinici “hard”. Questa revisione narrativa riassume le attuali conoscenze fisiopatologiche, diagnostiche e terapeutiche, discutendo il ruolo dell’imaging invasivo e non invasivo, della terapia farmacologica e della PCI preventiva.