Imaging multimodale nello scompenso cardiaco: fenotipizzazione e decisioni cliniche
Francesca Musella, Samuela Carigi, Denitza Tinti, Fabio Fazzari, Daniela Pini, Francesco Mangini, Annalisa Turco, Francesco Piroli, Claudio Bilato, Fabrizio Oliva, Federico Nardi, Massimo Grimaldi
Riassunto. Lo scompenso cardiaco (SC) rappresenta una priorità sanitaria globale la cui gestione è storicamente basata sulla frazione di eiezione (FE). Tuttavia, la FE è oggi considerata insufficiente a descrivere la complessità fisiopatologica e l’eterogeneità clinica della sindrome. La moderna diagnostica ha subito un’evoluzione verso l’imaging multimodale, inteso come una piattaforma integrata di fenotipizzazione. L’ecocardiografia rimane l’indagine di prima linea, evolvendosi verso un approccio multiparametrico che include lo strain longitudinale, la valutazione dell’accoppiamento ventricolo-arterioso destro e il monitoraggio della congestione tramite ecografia polmonare e venous excess ultrasound. La risonanza magnetica cardiaca si conferma il “gold standard” per la caratterizzazione tissutale, fondamentale nella definizione eziologica e nella stratificazione del rischio aritmico tramite l’identificazione della fibrosi (late gadolinium enhancement). La tomografia computerizzata cardiaca è essenziale per lo studio dell’anatomia coronarica e la pianificazione procedurale, mentre l’imaging nucleare (tomografia computerizzata ad emissione di fotone singolo/tomografia ad emissione di positroni) fornisce informazioni uniche su metabolismo, infiammazione e innervazione simpatica. L’integrazione di queste metodiche, guidata dal quesito clinico, consente una gestione terapeutica personalizzata, il monitoraggio delle traiettorie evolutive (come SC migliorato) e l’ottimizzazione delle decisioni cliniche.