Francesca Musella, Giuseppe Ciliberti, Benedetta Carla De Chiara, Federico Fortuni, Lilia Oreto, Francesco Piroli, Serena Guasti, Daniela Zabbia, Stefano Cornara, Luca Franchin, Antonella Spinelli, Michele Magnesa, Raffaella Marzullo, Claudio Bilato, Vered Gil Ad, Furio Colivicchi, Fabrizio Oliva, Federico Nardi, Massimo Grimaldi

Riassunto. La cardiopatia reumatica (CR) rappresenta ancora oggi una delle principali cause di valvulopatia acquisita nei paesi a basso e medio reddito, pur essendo divenuta rara nei paesi occidentali grazie al miglioramento delle condizioni socioeconomiche e alla diffusione della terapia antibiotica. La malattia deriva da una risposta autoimmune conseguente a infezione da Streptococcus pyogenes, con progressivo coinvolgimento valvolare, prevalentemente a carico della valvola mitrale e, meno frequentemente, della valvola aortica. La CR si caratterizza per un’evoluzione cronica e progressiva, responsabile di complicanze rilevanti quali scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ipertensione polmonare ed eventi tromboembolici. Questa rassegna, strutturata in dieci quesiti clinici, sintetizza le principali evidenze attuali riguardanti epidemiologia, fisiopatologia, criteri diagnostici, profilassi antibiotica secondaria, ruolo dell’imaging multimodale, indicazioni al trattamento percutaneo o chirurgico, follow-up e stratificazione prognostica. L’ecocardiografia rappresenta il cardine diagnostico e di monitoraggio, mentre la tomografia computerizzata cardiaca e la risonanza magnetica cardiaca trovano impiego nei casi complessi e nella pianificazione terapeutica. La profilassi antibiotica secondaria continua a rappresentare la strategia più efficace per prevenire le recidive di febbre reumatica acuta e rallentare la progressione del danno valvolare. Un approccio multidisciplinare e personalizzato, integrato con un follow-up strutturato e adattato alle risorse locali, è fondamentale per migliorare la prognosi individuale e contribuire alla riduzione del burden globale della malattia. Mentre nei paesi ad alto reddito l’obiettivo è l’eccellenza nella gestione clinica e interventistica dei casi cronici o d’importazione, nei paesi endemici la priorità resta l’implementazione di programmi di screening e profilassi su larga scala.