Maria Vittoria Matassini, Vittoria Rizzello, Simona Giubilato, Samuela Carigi, Paolo Desalvo, Francesco Piroli, Daniela Pini, Annalisa Turco, Maria Denitza Tinti, Christian Basile, Piero Gentile, Mariarosaria Catalano, Renata De Maria, Francesca Musella, Lucio Giuseppe Granata, Leonardo De Luca, Claudio Bilato, Fabrizio Oliva, Federico Nardi, Massimo Grimaldi

Riassunto. Lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta (HFrEF) ed eziologia ischemica rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità ed è associato a prognosi sfavorevole. La rivascolarizzazione miocardica costituisce una strategia terapeutica potenzialmente in grado di migliorare sintomi e outcome, ma il beneficio non è uniforme e dipende da molteplici fattori, tra cui anatomia coronarica, severità della disfunzione ventricolare sinistra e presenza di tessuto cicatriziale. Le evidenze disponibili indicano che il bypass aortocoronarico è l’unica strategia ad aver dimostrato un beneficio prognostico a lungo termine nei pazienti selezionati, a fronte di un aumentato rischio perioperatorio precoce. Al contrario, l’angioplastica coronarica percutanea sembra offrire principalmente un beneficio sintomatologico e in termini di qualità di vita, senza un impatto significativo sulla sopravvivenza. Parallelamente, i progressi della terapia medica ottimale hanno profondamente modificato la storia naturale della malattia, riducendo il beneficio incrementale della rivascolarizzazione. In questo contesto, la selezione dei pazienti richiede un approccio integrato e multidisciplinare, con decisione condivisa in Heart Team per ottimizzare il rapporto rischio-beneficio. Scopo della presente rassegna è analizzare criticamente il ruolo della rivascolarizzazione nell’HFrEF ad eziologia ischemica alla luce delle evidenze più recenti, con particolare attenzione alla selezione dei pazienti e all’integrazione tra dati clinici e di imaging.