Paolo Verdecchia, Fabio Angeli, Gianpaolo Reboldi

Riassunto. L’intelligenza artificiale (IA) sta entrando anche nello studio dell’ipertensione arteriosa sia con obiettivi prevalentemente clinici, di ausilio al medico pratico, che di ricerca. L’ipertensione arteriosa presenta alcune specificità da considerare attentamente in termini di utilizzo dell’IA. Il valore misurato di pressione arteriosa è un parametro estremamente variabile e di difficile standardizzazione e precisione nella misura. Al momento attuale, l’IA è in grado di fornire risposte molto semplici, chiare e ben documentate a quesiti clinici sulla gestione di singoli pazienti con ipertensione arteriosa. Forse un po’ più indietro è il suo ruolo nella ricerca. Sono stati pubblicati diversi lavori sull’impiego dell’IA nell’identificazione di pazienti con ipertensione secondaria, sul rischio di sviluppare ipertensione arteriosa in soggetti normotesi e sul rischio di scompenso cardiaco e altre complicanze in soggetti ipertesi. Una problematica comune a questi studi è la carenza di studi clinici controllati di confronto tra IA e normale ricorso alla letteratura e all’esperienza clinica (“intelligenza naturale” del medico) in grado di quantificare l’eventuale superiorità dell’IA su endpoint importanti e di chiaro valore clinico. Un po’ quello che si fa quando si vuole testare una nuova procedura diagnostica o terapeutica. Ovviamente, queste considerazioni vanno lette in termini di incoraggiamento al proseguimento della ricerca clinica nel settore dell’IA nell’ipertensione. È anche importante che gli articoli scientifici sull’IA pubblicati in riviste di medicina siano scritti usando termini comprensibili ai medici, come garanzia di trasparenza ed interpretabilità.