Quale terapia antiaggregante e per quanto tempo nel primo anno dopo sindrome coronarica acuta?
Luigi Oltrona Visconti, Antonio Landi, Marco Ferlini, Stefano De Servi
Riassunto. La duplice terapia antiaggregante, costituita da aspirina e da un inibitore del recettore P2Y12, è un caposaldo della prevenzione di nuovi episodi ischemici coronarici dopo sindrome coronarica acuta, sia che venga trattata o meno con angioplastica coronarica. Le linee guida delle società scientifiche cardiologiche fin dal 2002 hanno fortemente raccomandato la sua prosecuzione per 12 mesi dopo l’evento acuto; negli anni questa indicazione è stata messa in discussione; diversi studi, sulla scorta dell’evidenza che un grave episodio emorragico può avere un impatto sulla mortalità persino superiore a un nuovo infarto miocardico, hanno testato la riduzione del dosaggio o le modifiche della tipologia di inibitore P2Y12 ma principalmente la sospensione dell’aspirina dopo un certo tempo dalla rivascolarizzazione con angioplastica e impianto di stent. La presente rassegna vuole rivedere i principali dati della letteratura alla luce dei risultati di alcuni recenti studi che hanno rafforzato la possibilità di proseguire la terapia con il solo inibitore P2Y12 dopo qualche tempo dalla procedura di angioplastica coronarica.