La pericardite ricorrente rappresenta la complicanza più impegnativa della pericardite acuta, con un impatto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti. È definita dalla comparsa di un nuovo episodio dopo una remissione completa, distinta dalla pericardite incessante (sintomi persistenti senza remissione clinica). Le cause sono spesso idiopatiche, verosimilmente post-virali o su base autoimmune/autoinfiammatoria, ma includono anche forme secondarie a malattie sistemiche, procedure interventistiche o più raramente neoplasie. La diagnosi si basa sui criteri della pericardite acuta applicati a un episodio recidivante, supportata da biomarcatori e imaging multimodale. Il trattamento di prima linea comprende farmaci antinfiammatori non steroidei o aspirina ad alte dosi associati a colchicina e restrizione dell’attività fisica. I corticosteroidi sono riservati ai casi selezionati e devono essere utilizzati a basse dosi con riduzione molto graduale. Nei pazienti refrattari o cortico-dipendenti, gli inibitori dell’interleuchina-1 hanno rivoluzionato la gestione, riducendo significativamente le recidive nelle forme a fenotipo infiammatorio. La prognosi è generalmente favorevole nelle forme idiopatiche, ma richiede follow-up strutturato e personalizzazione terapeutica. Le prospettive future includono nuove terapie biologiche e strategie terapeutiche più individualizzate. In questo articolo risponderemo ai quesiti più comuni in tema di pericardite ricorrente o incessante cercando di applicare le linee guida alla pratica clinica.