Ranolazina tra indicazioni consolidate ed emergenti potenzialità terapeutiche

Stefania Angela Di Fusco, Luigi Pollarolo, Antonella Spinelli, Alessandro Alonzo, Gaetano Marino, Lorenzo Castello, Andrea Matteucci, Giovanna Geraci, Carmine Riccio, Michele Massimo Gulizia, Domenico Gabrielli, Fabrizio Oliva, Federico Nardi, Massimo Grimaldi, Furio Colivicchi, a nome dell’Area Prevenzione dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri

Riassunto. La ranolazina, approvata per il trattamento sintomatico dell’angina cronica stabile, è attualmente indicata come trattamento addizionale in caso di mancato controllo dei sintomi anginosi con i farmaci tradizionali quali beta-bloccanti e calcio-antagonisti. In questa rassegna vengono sintetizzati gli studi clinici che supportano le attuali consolidate raccomandazioni di impiego e discusse le evidenze emergenti in contesti clinici differenti dalla cardiopatia ischemica. In ambito cardiologico, un crescente numero di studi ha mostrato un significativo effetto antiaritmico di questa molecola, sia a livello atriale che ventricolare. Il trattamento con ranolazina è risultato associato ad una riduzione del rischio di fibrillazione atriale e ad una maggiore probabilità di ripristino del ritmo sinusale. In aggiunta la ranolazina è associata ad una riduzione del rischio di aritmie ventricolari in diversi contesti clinici. La ranolazina riveste un ruolo modesto ma clinicamente significativo anche nel controllo del metabolismo glucidico ed è menzionata nelle linee guida della Società Europea di Cardiologia del 2023 sul diabete come trattamento in grado di ridurre l’emoglobina glicata soprattutto in pazienti diabetici con scarso controllo metabolico. Nell’ambito della cardio-oncologia, studi preclinici e clinici hanno mostrato un potenziale effetto cardioprotettivo della ranolazina in corso di alcuni trattamenti chemioterapici. Studi in vitro e in vivo suggeriscono un impatto favorevole della ranolazina anche sul sistema nervoso con un potenziale effetto terapeutico, ad esempio, nel contesto del dolore neuropatico. Sebbene i suddetti contesti di impiego richiedano ulteriori valutazioni in studi clinici mirati, si tratta di ambiti in cui il profilo farmacodinamico della ranolazina suggerisce benefici clinici. Globalmente, una rassegna che integra le attuali raccomandazioni con un’analisi critica delle nuove frontiere terapeutiche consente di delineare le basi per un approccio terapeutico sempre più personalizzato.