TY  -  JOUR
AU  -  Ciliberto, Guglielma Rita
T1  -  L'esame ecocardiografico Doppler dopo trapianto cardiaco
PY  -  2000
Y1  -  2000-11-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  1
IS  -  11
SP  -  1411
EP  -  1416
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
N2  -  Nella complessa gestione del trapianto cardiaco l’ecocardiografia riveste un ruolo importante; il suo utilizzo richiede la conoscenza degli aspetti morfo-funzionali legati alla tecnica di trapianto cardiaco utilizzata e secondari alle alterazioni determinate dalle principali complicanze cardiache.<BR>Nel decorso postoperatorio l’adattamento a condizioni emodinamiche diverse da quelle del donatore e i problemi legati alle fasi di espianto-impianto possono essere responsabili del riscontro di ipertrofia parietale, di disfunzione ventricolare sistolica e diastolica che tendono a regredire dopo le prime settimane.<BR>Il rigetto acuto e la vasculopatia coronarica sono i principali fattori determinanti la sopravvivenza a breve e lungo termine dopo trapianto cardiaco. Attualmente la diagnosi di queste complicanze si basa su controlli seriati invasivi, la biopsia endomiocardica per il rigetto acuto e la coronarografia per la coronaropatia.<BR>Nello screening non invasivo del rigetto l’ecocardiografia riveste un ruolo molto importante, infatti le alterazioni istologiche legate a rigetti significativi possono determinare diverse modificazioni morfofunzionali: aumento dello spessore parietale, modificazioni delle proprietà acustiche del miocardio, versamento pericardico, disfunzione sistolica e diastolica. La monitorizzazione ecocardiografica può pertanto fornire informazioni aggiuntive sulla severità del rigetto e indicazioni sulla tempistica della biopsia endomiocardica. Sono però necessari controlli seriati in quanto non i valori assoluti dei singoli parametri, ma le variazioni nel singolo paziente possono essere indicativi di rigetto.<BR>La coronarografia, anche se con dei limiti, rappresenta la metodica di riferimento per la diagnosi di coronaropatia, mentre i test non invasivi generalmente utilizzati nella cardiopatia ischemica sono considerati poco sensibili. L’eco-dobutamina sembra avere una buona accuratezza diagnostica e prognostica, ma l’esperienza è limitata a pochi centri.<BR>L’ecocardiografia basale è scarsamente sensibile, ma la presenza di alterazioni della cinesi e di disfunzione sistolica indicano comunque la presenza di una coronaropatia significativa e una prognosi peggiore.<BR>Attualmente nel paziente stabile con coronarie normali al precedente controllo, la negatività dell’ecocardiogramma basale e dopo dobutamina può permettere di distanziare i controlli coronarografici, escludendo in maniera affidabile la presenza di una coronaropatia significativa.
ER  -   
