TY  -  JOUR
AU  -  Pozzi, Roberto
AU  -  Greco Lucchina, Pietro
T1  -  La dissezione aortica. Un'ipotesi diagnostica che fa spesso discutere
PY  -  2000
Y1  -  2000-02-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  1
IS  -  2
SP  -  222
EP  -  225
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/30
N2  -  La dissezione aortica è un evento drammatico ad evoluzione frequentemente infausta. Il quadro clinico di presentazione è descritto con chiarezza nei testi di medicina e non può essere dimenticato. Tuttavia, in alcuni casi, purtroppo non occasionali, sintomi e segni possono essere aspecifici e così sfumati da rendere l’eventuale rapida e catastrofica evoluzione successiva imprevedibile e inaspettata. La diagnosi può essere facilmente confermata o esclusa dalle moderne e sofisticate tecniche di immagine, come l’ecocardiografia transesofagea, la risonanza magnetica nucleare e la tomografia assiale computerizzata spirale, che offrono una valutazione anatomica così accurata della parete aortica da permettere la diagnosi anche di lesioni minimali, come gli ematomi intramurali o le ulcere penetranti, che sembrano precedere la vera e propria dissezione. Queste metodiche sono però complesse, costose e richiedono operatori qualificati per ottimizzare le loro potenzialità diagnostiche in termini di sensibilità e accuratezza.<BR>Il loro impiego è indiscutibile nei pazienti con il sospetto clinico di patologia acuta dell’aorta. Ma quante volte la loro richiesta è giustificata nell’affollato e convulso ambiente di Pronto Soccorso dove centinaia di pazienti con segni e sintomi aspecifici, ma potenzialmente associabili ad una patologia aortica acuta, devono essere urgentemente valutati?<BR>E quante volte la presentazione iniziale sfumata e aspecifica è seguita, in un intervallo di tempo variabile da ore a qualche giorno, dall’evento fatale? Il mancato riconoscimento iniziale può generare l’accusa di imperizia o essere accettato come rischio potenziale dell’atto medico, inevitabilmente condizionato dall’ambito probabilistico e impreciso in cui si muove l’approccio diagnostico?<BR>Come può, il medico di Pronto Soccorso, produrre una relazione del proprio operare che possa costituire un documento, legalmente interpretabile, della propria correttezza metodologica e non generare fuorvianti interpretazioni di imperizia?<BR>È troppo facile attribuire giudizi di mancato riconoscimento clinico quando si ha a disposizione una certa e “semplice” diagnosi autoptica, se non si prende in considerazione tutta la complessità della patologia e delle sue manifestazioni.<BR>Per dare una risposta a queste domande è necessario raccogliere le esperienze dei medici e delle professionalità coinvolte in questo problema. Questo articolo ed il caso clinico presentato hanno lo scopo di stimolare la discussione ed iniziare il lavoro.
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