TY  -  JOUR
AU  -  De Michele, Mario
AU  -  Ascione, Luigi
AU  -  Guarini, Pasquale
AU  -  Perrotta, Silvio
AU  -  Tuccillo, Bernardino
T1  -  Determinanti dell'instabilità della placca carotidea: dall'istologia agli ultrasuoni
Y1  -  2001-06-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  2
IS  -  6
SP  -  606
EP  -  613
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/12
N2  -  Nell’ultima decade, è divenuto progressivamente chiaro che il più importante meccanismo responsabile di eventi cardio e cerebrovascolari acuti è la rottura di una placca aterosclerotica con sovrapposizione di una formazione trombotica. Studi anatomo-patologici hanno dimostrato che il rischio di rottura è legato al tipo di placca più che alle sue dimensioni. I determinanti della vulnerabilità della placca carotidea alla rottura sono simili a quelli responsabili di instabilità a livello coronarico: 1) dimensioni e composizione del nucleo lipidico, 2) attività di cellule infiammatorie all’interno del cappuccio fibroso, 3) spessore e contenuto in collagene del cappuccio. Placche instabili hanno un grosso core lipidico, un cappuccio fibroso sottile, elevata densità di macrofagi e poche cellule muscolari lisce. Forze fluidodinamiche assumono un ruolo determinante non solo nel precipitare la rottura di placche vulnerabili, ma anche nel differenziarne la risposta cellulare.<BR>Negli ultimi anni, numerose tecniche di immagine sono state utilizzate per cercare di identificare placche aterosclerotiche ad alto rischio di eventi. L’ultrasonografia B-mode ad alta risoluzione consente una caratterizzazione non invasiva delle dimensioni, struttura e superficie della placca aterosclerotica carotidea. Tuttavia tale metodica non è perfetta. La soggettività della descrizione qualitativa della placca carotidea, l’importanza della riproducibilità dello studio eco-morfologico della placca e la necessità di uniformare la terminologia impegna la ricerca scientifica a definire indicatori ultrasonografici, oltre che biochimici, molecolari, o di risonanza magnetica nucleare che permettano una più precisa e rapida identificazione delle lesioni instabili, e quindi una decisione terapeutica più mirata.
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