TY  -  JOUR
AU  -  Sinagra, Gianfranco
AU  -  Sabbadini, Gastone
AU  -  Di Lenarda, Andrea
AU  -  Gortan, Roberto
AU  -  Massa, Laura
AU  -  Carniel, Elisa
AU  -  Driussi, Mauro
T1  -  Come è cambiata la terapia medica dello scompenso cardiaco alla luce dei grandi trial clinici
PY  -  2001
Y1  -  2001-02-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  2
IS  -  2
SP  -  97
EP  -  115
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/01
N2  -  Il trattamento farmacologico dello scompenso cardiaco ha subito negli ultimi anni un radicale mutamento, al passo con l’evolversi delle conoscenze di questa complessa ed eterogenea sindrome clinica.<BR>Un ruolo importante in tal senso l’hanno avuto i grandi trial clinici, condotti a partire dalla seconda metà degli anni ’80, per avere contribuito non solo a delineare gli attuali orientamenti terapeutici ma anche a meglio comprendere i complessi meccanismi fisiopatologici che sono implicati.<BR>In passato infatti lo scompenso cardiaco è stato essenzialmente interpretato sulla base di modelli che assegnavano alle alterazioni emodinamiche un ruolo di primaria importanza nel determinare l’espressività clinica e l’evoluzione della malattia. Tale approccio ha legittimato l’impiego della digitale e dei diuretici, nonché della terapia con inotropi e vasodilatatori.<BR>Più di recente la migliore comprensione dei fenomeni fisiopatologici legati alla progressione della malattia ha fatto emergere la centralità e la complessità del ruolo svolto dai diversi meccanismi neurormonali. L’antagonismo di questi sistemi si è dimostrato la sola strategia farmacologica in grado di esercitare un favorevole impatto sulla storia naturale dello scompenso cardiaco. Le numerose dimostrazioni di efficacia degli ACE-inibitori e soprattutto dei betabloccanti in pazienti con scompenso cardiaco e disfunzione sistolica del ventricolo sinistro sono la prova più convincente della validità di questo modello fisiopatologico.<BR>Lo sviluppo e l’aggiornamento delle linee guida sul trattamento dello scompenso cardiaco deve essere considerato, tuttavia, solo un punto di partenza per l’avvio di programmi di diffusione di questi principi alla pratica clinica e soprattutto al paziente reale, potenzialmente diverso da quello arruolato nei grandi trial farmacologici. Appare inoltre indifferibile la ricerca e lo sviluppo di modelli organizzativi efficaci nella gestione di un numero sempre maggiore di pazienti con scompenso cardiaco.
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