TY  -  JOUR
AU  -  Carbone, Giannignazio Luigi
AU  -  Mauriello, Alessandro
AU  -  Christiansen, Michael
AU  -  Oxvig, Claus
AU  -  Spagnoli, Luigi Giusto
AU  -  Schwartz, Robert S.
AU  -  Sangiorgi, Giuseppe
T1  -  La placca carotidea instabile: marker bioumorali e cellulari di vulnerabilità
PY  -  2003
Y1  -  2003-05-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  4
IS  -  5
SP  -  398
EP  -  406
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/28
N2  -  Lo stroke rappresenta la seconda causa di morte più comune nei paesi industrializzati. La rottura della placca carotidea con embolizzazione distale di materiale ateromasico è il meccanismo patogenetico responsabile degli accidenti cerebrovascolari legati alla malattia aterosclerotica del distretto carotideo. La composizione morfologica della placca aterosclerotica più che il grado di stenosi appare quindi determinante nel produrre la rottura della placca stessa e la trombosi che ne consegue. Le caratteristiche istologiche di vulnerabilità sono rappresentate da un grosso core lipidico, un cappuccio fibroso sottile, un’emorragia intraplacca ed un infiltrato infiammatorio ricco in cellule monocitarie e macrofagiche. Ad oggi, la nostra capacità nel riconoscere pazienti a rischio di sviluppare eventi cerebrovascolari maggiori è estremamente limitata. Nuove metodiche quali l’ecografia intravascolare con termografia, la tomografia a coerenza ottica, la spettroscopia a fotoni e l’elastografia sono state sviluppate per meglio determinare la composizione tessutale della lesione aterosclerotica. Questa rassegna si focalizza su tecniche non invasive di riconoscimento della placca vulnerabile grazie alla valutazione di marker bioumorali di instabilità. Nuove sostanze quali la proteina A associata alla gravidanza, l’interleuchina- 6 e l’interleuchina-12, le metalloproteinasi, la lipoproteina(a) ed i prodotti di ossidazione della placca sono esaminate. Molti di questi marker sierologici riportati sono ancora in fase sperimentale e devono ancora essere validati definitivamente nella pratica clinica. Comunque, la loro quantificazione e le potenzialità offerte da tecniche combinate, promettono un sempre maggiore precisione nel riconoscimento della placca e soprattutto del paziente vulnerabile.
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