TY  -  JOUR
AU  -  Conte, Maria Rosa
AU  -  Mainardi, Loredana
AU  -  Iazzolino, Ernesto
AU  -  Casetta, Marzia
AU  -  Asteggiano, Riccardo
AU  -  Lai, Fulvio
AU  -  Lusardi, Raffaella
AU  -  Sasso, Luigia
T1  -  Scompenso cardiaco: gestione medico-infermieristica in un'area piemontese caratterizzata da estrema dispersione territoriale. Risultati a quattro anni
PY  -  2005
Y1  -  2005-12-01
JO  -  Archivi - Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  Ital Heart J Suppl
VL  -  6
IS  -  12
SP  -  812
EP  -  820
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/17
N2  -  Razionale. Lo scompenso cronico è una delle cause principali di ospedalizzazioni-riammissioni ospedaliere. Negli ultimi anni sono stati valutati molti programmi di assistenza multicompetenza al fine di migliorarne la gestione.<BR>Materiali e metodi. Abbiamo valutato la fattibilità di un programma di gestione congiunta medico-infermieristica per pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico in una vasta area urbana ed extraurbana del Piemonte seguiti per 4 anni. Tra il gennaio 2001 e il gennaio 2005, 122 pazienti consecutivi (26.2% donne, età media 66 ± 11 anni) con scompenso cardiaco cronico sono stati inclusi nello studio. L’eziologia era: ischemica nel 40.2%, ipertensiva nel 18%, cardiomiopatia dilatativa nel 18%, sconosciuta nel 14%, valvolare nel 4.9%, altro nel 4.9%. Compiti dei cardiologi erano di stabilire la diagnosi eziologica, di eseguire gli esami strumentali, di adeguare le terapie. Compiti degli infermieri erano il rafforzamento dell’educazione del paziente, il monitoraggio dell’aderenza alle terapie mediche e alle norme igienico-dietetiche. I pazienti venivano successivamente reinviati al medico di famiglia. Obiettivi del lavoro erano: 1) il paragone tra il numero di ricoveri e i passaggi in Pronto Soccorso dell’anno antecedente alla prima visita e la media degli anni successivi, 2) le variazioni della classe NYHA, il punteggio del questionario Minnesota e le terapie assunte tra la prima visita ed il termine del follow-up.<BR>Risultati. Sono stati seguiti 115 pazienti con un follow-up medio di 47 ± 1.5 mesi (drop out 5.6%), deceduti 34 pazienti (29.5%): 11 per cause non cardiache, 14 per scompenso, 6 per morte improvvisa, 3 per trapianti cardiaci. La frazione di eiezione è aumentata da 31 ± 10 a 36 ± 12%. I ricoveri e i passaggi in Pronto Soccorso sono diminuiti da 56 e 54 rispettivamente a 21 e 14 per anno (p < 0.001). La classe NYHA I-II è aumentata da 65.5 a 87.7% (p = 0.0004), la classe NHYA III-IV è scesa da 34.5 a 12.3% (p = 0.0004). Il punteggio Minnesota si è ridotto da 25 a 21.9. La terapia con ACE-inibitori e sartanici è aumentata da 91 a 96% (p = NS), i betabloccanti da 35.2 a 69% (p < 0.01). I risparmiatori di potassio da 54 a 64% (p = 0.047).<BR>Conclusioni. Il nostro studio ha dimostrato la fattibilità di un programma di assistenza medico-infermieristica per pazienti con scompenso cardiaco cronico, in una vasta area urbana ed extraurbana del Piemonte, ha determinato la diminuzione delle ospedalizzazioni, il miglioramento della classe funzionale e dell’aderenza alle terapie farmacologiche. Tali risultati si mantengono a distanza di 4 anni.
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