TY  -  JOUR
AU  -  Sinagra, Gianfranco
AU  -  Sabbadini, Gastone
AU  -  Zecchin, Massimo
AU  -  Di Lenarda, Andrea
T1  -  La tripla/quadrupla terapia antineurormonale nello scompenso cardiaco tra dubbi, evidenze scientifiche e buon senso clinico
PY  -  2007
Y1  -  2007-09-01
DO  -  10.1714/686.7952
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  8
IS  -  9
SP  -  559
EP  -  567
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/22
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/686.7952
N2  -  Le terapie farmacologiche antineurormonali testate con successo nei trial randomizzati e controllati degli ultimi due decenni – in un primo tempo gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-I), in seguito i betabloccanti (BB) e più di recente gli antagonisti recettoriali dell’aldosterone (ARA) e i bloccanti recettoriali dell’angiotensina II (ARB) – hanno contribuito significativamente a migliorare la prognosi dei pazienti con scompenso cardiaco (SC) cronico. Un ACE-I e un BB, usualmente in associazione a diuretico e spesso a digitale, continuano a rappresentare i capisaldi del trattamento dello SC; inoltre, la maggior parte dei pazienti in terapia con questi farmaci appare oggi suscettibile di ricevere in addizione anche un ARA e/o un ARB.<BR>Tuttavia, se è vero che la disponibilità di un crescente numero di farmaci efficaci si associa alla possibilità di ottenere maggiori benefici clinici, è anche vero che tanto più le opzioni farmacologiche si fanno complesse tanto più esse appaiono destinate a generare controversie. Attualmente, l’argomento maggiormente dibattuto è quello riguardante i potenziali candidati alla tripla (ACE-I + BB + ARA o ARB) e alla quadrupla (ACEI + BB + ARA+ ARB) terapia. Le più recenti linee guida non forniscono indicazioni del tutto chiare su quale sia la versione della tripla terapia da preferire e se la quadrupla terapia possa o meno rivestire oggi un qualche ruolo nella gestione dello SC. L’adattamento di ogni strategia farmacologica – fondato sia sull’evidenza scientifica che sul buon senso clinico – allo specifico profilo del singolo paziente può essere di aiuto nell’evitare incertezze ed errori nella pratica medica quotidiana e nel consentire il migliore impiego possibile dei farmaci attualmente a disposizione per il trattamento dello SC.
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