TY  -  JOUR
AU  -  Mangiavacchi, Maurizio
AU  -  Pini, Daniela
AU  -  Municinò, Annamaria
AU  -  Andreuzzi, Bruno
AU  -  Gronda, Edoardo
T1  -  Il trattamento con farmaci ad azione inotropa positiva nella gestione del paziente con scompenso cardiaco cronico con frequenti instabilizzazioni
PY  -  2008
Y1  -  2008-09-01
DO  -  10.1714/671.7822
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  9
IS  -  9
SP  -  18
EP  -  25
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/671.7822
N2  -  Nel paziente con insufficienza cardiaca avanzata in fase di instabilità, il trattamento diuretico porta il rene a mettere in atto meccanismi di compenso, sia intrinseci sia mediati dal sistema renina-angiotensina, volti a preservare l’omeostasi del sodio, ma che in presenza di ipotensione arteriosa connessa alla bassa portata cardiaca possono condurre all’insufficienza renale; inoltre la dipendenza della filtrazione glomerulare dalla costrizione dell’arteriola efferente mediata dall’angiotensina II può rendere questi pazienti intolleranti ai farmaci ad azione neurormonale. In queste condizioni, in presenza di deterioramento del compenso con congestione e ridotta perfusione periferica, trova indicazione la terapia inotropa, dalla quale una quota di pazienti non riesce ad essere svezzata. In questi casi, la terapia inotropa domiciliare può rappresentare una terapia “ponte” al trapianto cardiaco o all’assistenza meccanica al circolo, o una terapia definitiva in assenza di altre opzioni. La dobutamina, da sola o in associazione con la dopamina, è l’inotropo più frequentemente usato; il suo impiego comporta la necessità di un accesso venoso centrale a permanenza e di una pompa per infusione continua, con frequenti accessi in day-hospital per la gestione della pompa. Gli inibitori delle fosfodiesterasi sono meno impiegati per questa indicazione. Il levosimendan, in virtù della lunga durata del suo effetto dopo il termine dell’infusione, viene impiegato come trattamento infusionale intermittente (ogni 3 o 4 settimane), ed in una serie di casistiche, inclusa quella del nostro Centro, ha dimostrato un effetto favorevole sulla stabilizzazione dei pazienti, sui parametri ecocardiografici e sull’esito.
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