TY  -  JOUR
AU  -  Favale, Stefano
AU  -  Papa, Antonietta
AU  -  Nacci, Frida
AU  -  Mascolo, Maria Carmela
AU  -  Guida, Pietro
T1  -  Il defibrillatore automatico impiantabile:
implicazioni per il riconoscimento 
di invalidità civile e proposta 
di aggiornamento medico-legale
PY  -  2011
Y1  -  2011-02-01
DO  -  10.1714/557.6621
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  12
IS  -  2
SP  -  93
EP  -  98
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/01
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/557.6621
N2  -  Razionale. Le indicazioni all’impianto del defibrillatore automatico impiantabile (ICD) si sono notevolmente ampliate negli ultimi decenni interessando anche soggetti attivi nel lavoro, affetti da cardiopatie associate a nulla o solo lieve compromissione funzionale. La crescente diffusione di questi dispositivi pone problemi pressanti di ordine medico-legale. Nella fattispecie, la Commissione Medica, istituita per la valutazione medico-legale dei requisiti necessari al riconoscimento dell’invalidità civile, deve fare riferimento a tabelle obsolete che tengono conto della condizione di portatore di pacemaker in senso stretto e non di ICD. Finalità dello studio è l’analisi dell’attuale metodologia di valutazione medico-legale al fine di proporre modifiche che la rendano adeguata al paziente con ICD. Materiali e metodi. Lo studio è stato condotto su 219 pazienti con ICD (sesso maschile 83%, età media 63 anni), nel periodo tra settembre 2007 e gennaio 2008 mediante un questionario anonimo. La maggior parte dei pazienti era affetta da cardiopatia ischemica e dilatativa non ischemica (41% e 34%). I tipi di ICD maggiormente impiantati sono stati il monocamerale e il bicamerale (72%) rispetto al biventricolare (28%).Risultati. I pazienti con riconoscimento di invalidità civile precedente all’impianto erano più frequentemente affetti da cardiopatia ischemica (61%) e con età superiore (69±14 anni). Il gruppo di pazienti con percentuale <100% era più giovane (53±15 anni), maggiormente affetto da cardiopatia diversa da quella ischemica o dilatativa primitiva (36%) con un minor numero di ICD biventricolari (22%) e più frequentemente attivo nel lavoro (44%). Conclusioni. I dati evidenziano che il criterio in base al quale, nella maggior parte dei pazienti, viene concessa l’invalidità civile, è l’impianto del dispositivo piuttosto che la cardiopatia sottostante. Lo studio, inoltre, evidenzia che la cardiopatia condiziona maggiormente lo stato funzionale cardiaco e l’attività fisica del paziente. Si propone, pertanto, un aggiornamento delle linee guida per il riconoscimento dell’invalidità civile nei pazienti con ICD.
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