TY  -  JOUR
AU  -  Bacca, Alessandra
AU  -  Taddei, Stefano
T1  -  La terapia di associazione nell’ipertensione arteriosa: come personalizzare la cura
PY  -  2025
Y1  -  2025-01-01
DO  -  10.1714/4425.44227
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  26
IS  -  1
SP  -  23
EP  -  31
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/4425.44227
N2  -  La terapia di combinazione è necessaria in circa il 70% dei pazienti ipertesi per ottenere un adeguato controllo dei valori pressori. Inoltre, le combinazioni fisse hanno una documentata utilità clinica in quanto aumentano l’aderenza terapeutica. Le combinazioni più efficaci di farmaci antipertensivi sono quelle realizzate con farmaci che hanno un effetto complementare sui sistemi di regolazione dei valori pressori. In altre parole, è razionale associare farmaci che bloccano il sistema renina-angiotensina o il sistema nervoso simpatico con farmaci che attivano questi sistemi. Pertanto, per quanto riguarda l’efficacia antipertensiva, sia l’associazione fissa ACE-inibitore/calcio-antagonista che l’associazione fissa AT1-antagonista/calcio-antagonista sono razionali in quanto hanno un effetto additivo sulla riduzione di pressione arteriosa e migliorano la tollerabilità delle singole molecole. Tuttavia, la scelta di una terapia di combinazione non deve essere limitata solo a valutare l’efficacia sui livelli di pressione arteriosa, bensì un target più importante è senz’altro la capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari. Per quanto riguarda i calcio-antagonisti, sicuramente la molecola con la miglior evidenza di efficacia clinica in studi clinici controllati è l’amlodipina (studi VALUE, CAMELOT, PREVENT, CAPARES, ASCOT e ACCOMPLISH). Anche per quanto riguarda gli ACE-inibitori l’utilizzo del ramipril è supportato da una serie importante di studi clinici (HOPE, micro-HOPE e AIRE). In accordo con la loro efficacia, entrambe le molecole sono le più utilizzate nella pratica clinica quotidiana. È invece necessario sottolineare che, tra gli AT1-antagonisti, la miglior letteratura scientifica è senz’altro a supporto dell’efficacia del candesartan (studi SCOPE, TROPHY, AMAZE, CALM e DIRECT) che quindi dovrebbe essere la molecola di riferimento nell’utilizzo clinico. Pertanto, è evidente come le combinazioni di ramipril/amlodipina e di candesartan/amlodipina rappresentino un’opportunità terapeutica di prima importanza in quanto uniscono l’ACE-inibitore, l’AT1-antagonista e il calcio-antagonista con la migliore documentazione di efficacia in studi clinici controllati.In conclusione, il supporto della letteratura scientifica indica infatti come l’utilizzo razionale di queste combinazioni possa rappresentare sicuramente una scelta ottimale per la terapia dell’ipertensione arteriosa secondo i migliori criteri dell’appropriatezza terapeutica.
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