TY  -  JOUR
AU  -  Di Fusco, Stefania Angela
AU  -  Leggio, Massimo
AU  -  Gil Ad, Vered
AU  -  Giubilato, Simona
AU  -  Aquilani, Stefano
AU  -  Nardi, Federico
AU  -  Grimaldi, Massimo
AU  -  Gabrielli, Domenico
AU  -  Oliva, Fabrizio
AU  -  Imperoli, Giuseppe
AU  -  Colivicchi, Furio
AU  -  a nome dell’Area Prevenzione Cardiovascolare e dell’Area Management e Qualità ANMCO
T1  -  Livelli di colesterolo bassi e molto bassi: 
cosa è necessario sapere
PY  -  2024
Y1  -  2024-09-01
DO  -  10.1714/4318.43039
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  25
IS  -  9
SP  -  650
EP  -  659
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/28
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/4318.43039
N2  -  In considerazione delle crescenti evidenze dei benefici clinici associati alla riduzione dei livelli di colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità (C-LDL) nei pazienti ad elevato rischio cardiovascolare, della disponibilità di più agenti terapeutici con dimostrata efficacia e delle raccomandazioni delle linee guida internazionali, non di rado il clinico si trova a dover gestire pazienti con livelli di C-LDL bassi o molto bassi. Nella pratica clinica è importante considerare che, allorquando le concentrazioni plasmatiche di C-LDL sono basse, la formula di Friedewald comunemente usata per il calcolo dei livelli di C-LDL è meno accurata, da qui la necessità di integrare la valutazione del rischio impiegando metodi diversi per quantificare il C-LDL e misurando parametri aggiuntivi, come il colesterolo legato alle lipoproteine non ad alta densità e, dove possibile, l’apolipoproteina B. In termini di impatto clinico le forme di ipocolesterolemia geneticamente determinata ci forniscono dati rassicuranti sugli effetti di livelli di C-LDL bassi o molto bassi nel lungo termine, fatta eccezione per le forme con livelli estremamente bassi o indosabili. Nella stessa direzione vanno le evidenze ottenute dagli studi clinici che hanno impiegato farmaci ipolipemizzanti ad alta efficacia come gli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9, nei quali l’incidenza di eventi avversi non cardiovascolari nei pazienti che raggiungevano livelli di C-LDL molto bassi era simile a quella del braccio placebo. Pertanto, il timore di effetti avversi non deve essere un deterrente per un trattamento ipolipemizzante intensivo laddove indicato al fine di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari.
ER  -   
