TY  -  JOUR
AU  -  Mazzoli, Tatiana
AU  -  Ricci, Stefano
T1  -  Fibrillazione atriale e demenza: non tutto è chiaro...
PY  -  2023
Y1  -  2023-12-01
DO  -  10.1714/4139.41344
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  24
IS  -  12
SP  -  973
EP  -  978
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/4139.41344
N2  -  La prevalenza di demenza è in costante crescita, come del resto quella della fibrillazione atriale (FA). Numerosi studi e revisioni sistematiche hanno affrontato il problema del rapporto causale tra FA e demenza, con risultati variabili ma sempre in direzione di un aumentato rischio di demenza nei pazienti con FA (odds ratio da 1.4 a 1.6), con dati più solidi nei pazienti con pregresso ictus. Non solo la demenza vascolare, ma anche la forma degenerativa (Alzheimer) sembra essere incrementata in caso di FA, anche se l’elevata eterogeneità del risultato delle varie revisioni sistematiche non consente una conclusione definitiva. Se i meccanismi attraverso i quali la FA può causare demenza comprendono infarti embolici silenti multipli, allora sembrerebbe ragionevole supporre che il trattamento con anticoagulanti orali possa ridurre l’incidenza di demenza. I risultati degli studi e delle revisioni sistematiche disponibili concludono che la terapia con anticoagulanti orali, e specialmente con anticoagulanti orali diretti, si associa ad una ridotta incidenza di demenza di circa un terzo inferiore, da interpretare alla luce delle limitazioni metodologiche degli studi sinora disponibili. Anche il controllo del ritmo, ottenuto farmacologicamente o con procedura di ablazione riduce l’incidenza di demenza. Si può concludere che l’associazione tra FA e deficit cognitivo sembra ben documentata ed è più evidente in pazienti con pregresso ictus, ma presente anche in coorti che hanno incluso pazienti senza precedente ictus. Oltre che con gli infarti cerebrali, sintomatici o silenti, la comparsa di demenza in pazienti con FA può essere spiegata da microembolie, microsanguinamenti ed ipoperfusione. Una strategia di controllo del ritmo, ottenuta con farmaci o ablazione, è risultata anch’essa associata ad una minore incidenza di demenza in studi osservazionali. Infine, l’attenzione è stata posta sulla cardiomiopatia atriale, il cui rapporto con la demenza è stato dimostrato anche in assenza di FA e di pregresso ictus, con hazard ratio sempre intorno a 1.3, potendosi concludere che una cardiomiopatia atriale è risultata significativamente associata a sviluppo di demenza, anche indipendentemente dalla presenza di FA o precedenti ictus.
ER  -   
