TY  -  JOUR
AU  -  Urbinati, Stefano
T1  -  Terapia anticoagulante a lungo termine dopo fibrillazione atriale perioperatoria: una sfida ancora aperta
PY  -  2023
Y1  -  2023-04-01
DO  -  10.1714/4004.39817
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  24
IS  -  4
SP  -  268
EP  -  274
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/4004.39817
N2  -  La fibrillazione atriale postoperatoria (POAF) nel contesto della cardiochirurgia è frequente, aumenta il rischio di recidive di 4-5 volte ed ha una fisiopatologia prevalentemente legata ai trigger, tra i quali un ruolo centrale è svolto dalla pericardiectomia. Il rischio di ictus è meno elevato rispetto a quello associato alla fibrillazione atriale che si verifica in altri contesti, mentre la terapia anticoagulante a lungo termine, in base agli studi retrospettivi disponibili, viene raccomandata dalle linee guida europee con classe IIb e livello di evidenza B. Al contrario, la POAF dopo chirurgia non cardiaca è molto più rara, si correla con un aumentato rischio di ictus e di morte, ha una fisiopatologia più legata al substrato che al trigger, per cui la terapia anticoagulante a lungo termine (preferibilmente con gli anticoagulanti orali diretti) ha una raccomandazione di classe IIa con livello di evidenza B. L’anticoagulazione a breve termine dopo cardiochirurgia, nel caso di una fibrillazione atriale “provocata”, concetto noto nell’ambito del tromboembolismo venoso che non ha mai trovato applicazione nell’ambito della fibrillazione atriale, è adottata nella pratica clinica sebbene non disponga di evidenze. Gli studi randomizzati in corso risponderanno in parte ad alcuni di questi quesiti, ma complessivamente la gestione della POAF rimarrà un’area grigia di fronte alla quale le decisioni dovranno essere prese caso per caso.
ER  -   
