TY  -  JOUR
AU  -  Borghi, Claudio
AU  -  Bragagni, Alessio
T1  -  Caffè, ipertensione e malattie cardiovascolari: nuove acquisizioni
PY  -  2022
Y1  -  2022-05-01
DO  -  10.1714/3796.37814
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  23
IS  -  5
SP  -  323
EP  -  327
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3796.37814
N2  -  Il caffè rappresenta la bevanda più diffusa al mondo immediatamente dopo l’acqua. Negli Stati Uniti il consumo di caffè è pari a 400 milioni di tazzine al giorno e costituisce, globalmente, la principale fonte di caffeina. In considerazione di un utilizzo mondiale così elevato, risulta di grande interesse per la comunità scientifica capire se questa bevanda abbia o meno un impatto sulla salute. Nei primi studi clinici volti ad indagare gli effetti del caffè si ipotizzava un possibile effetto deleterio sulla pressione arteriosa sistemica e sull’incidenze di patologie cardiovascolari; questo dato è stato interpretato sulla base del modico rialzo pressorio che può avvenire nell’immediato a seguito del consumo di caffeina. Il caffè, tuttavia, oltre alla caffeina contiene più di 1000 componenti chimici; tra questi ricordiamo i polifenoli come l’acido clorogenico e i lignani, dotati di proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie, e sostanze ad azione vasodilatatrice come vitamina E, niacina, potassio e magnesio. È probabile, dunque, che se da un lato la caffeina determini un blando rialzo pressorio, dall’altro le innumerevoli sostanze contenute nel caffè siano in grado di contrastare tale effetto determinando anzi un beneficio sulla salute. Le ultime evidenze disponibili in letteratura dimostrano in effetti come il consumo di 3-5 tazzine di caffè al giorno non solo non risulti dannoso, ma sia addirittura in grado di ridurre in maniera significativa l’incidenza e la mortalità per malattie cardiovascolari, nonché la mortalità per tutte le cause.
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