TY  -  JOUR
AU  -  Cosmi, Franco
AU  -  D’Orazio, Simona
AU  -  Mariottoni, Beatrice
AU  -  Tarquini, Barbara
AU  -  Cosmi, Deborah
T1  -  Processo all’insulina nella terapia del diabete mellito di tipo 2
PY  -  2022
Y1  -  2022-01-01
DO  -  10.1714/3715.37063
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  23
IS  -  1
SP  -  52
EP  -  62
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3715.37063
N2  -  L’insulina è un farmaco salvavita nel diabete mellito di tipo 1 e negli stati iperglicemici sintomatici e critici, di cui però non è stato valutato il valore terapeutico aggiunto nella terapia definitiva a lungo termine del diabete di tipo 2, che rappresenta più del 90% di tutti i casi di diabete, nonostante sia ampiamente utilizzata in questa patologia. Negli studi randomizzati, infatti, da sola o insieme ad altri ipoglicemizzanti, è impiegata nei due terzi dei casi quando viene deciso un trattamento ipoglicemizzante intensivo e nella metà dei pazienti quando il trattamento è quello standard. È un problema rilevante sia dal punto di vista clinico che economico e di organizzazione socio-sanitaria in quanto la terapia con insulina è costosa e ha bisogno di un’organizzazione territoriale complessa. Dall’esame della letteratura scientifica, in studi osservazionali e retrospettivi, emerge che in questo tipo di diabete la terapia insulinica è associata ad un aumento della mortalità cardiovascolare e totale. Non è chiaro se questo dato sia attribuibile ad una maggiore gravità del quadro clinico che richiede terapia insulinica, al target terapeutico glicemico che potrebbe favorire l’ipoglicemia o all’attività farmacologica intrinseca del farmaco che, oltre a ridurre l’iperglicemia, può provocare ritenzione idrica, aumento di peso e iperinsulinemia con effetto proaterogeno. In particolare nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca, in quelli a rischio cardiovascolare elevato e in quelli con elevata resistenza all’insulina, questi indizi sono suffragati da dati importanti. Non esiste una prova definitiva (la cosiddetta “pistola fumante”) che può derivare solo da un trial controllato e randomizzato, ma l’elevato grado di sospetto indurrebbe la scelta preferenziale di altri farmaci come gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2, gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 e la metformina e l’individuazione di target glicemici che non favoriscano l’ipoglicemia soprattutto in pazienti già cardiopatici, fragili o anziani. Questi farmaci, in classe IA nelle linee guida scientifiche, per la loro provata efficacia e per la maggior semplicità d’uso nell’ambito di un’organizzazione ambulatoriale che ne favorisca la prescrizione migliorando l’inerzia del medico e l’aderenza del paziente alla terapia, potrebbero favorire un trattamento del paziente diabetico più efficace sia per la qualità che per l’aspettativa di vita al di là del mero controllo glicemico.
ER  -   
