TY  -  JOUR
AU  -  Montecchiani, Luca
AU  -  Alfonsi, Jacopo
AU  -  Cefarelli, Mariano
AU  -  Berretta, Paolo
AU  -  Capestro, Filippo
AU  -  Di Eusanio, Marco
T1  -  Protezione cerebrale transcatetere in cardiochirurgia:
la nostra esperienza in Ancona
PY  -  2020
Y1  -  2020-11-01
DO  -  10.1714/3455.34444
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  11
SP  -  896
EP  -  899
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3455.34444
N2  -  Razionale. Dopo intervento cardiochirurgico o impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI) la complicanza cerebrale ha un drammatico effetto sulla prognosi del paziente. Il recente sviluppo di sistemi transcatetere di protezione cerebrale è volto a limitarne l’incidenza anche se il loro utilizzo è attualmente limitato alle TAVI. In questo lavoro riportiamo la nostra esperienza con dispositivi transcatetere di protezione cerebrale utilizzati in pazienti ad alto rischio embolico cerebrale con indicazione ad intervento cardiochirurgico. Materiali e metodi. Presso la Cardiochirurgica del Centro Cardiovascolare Lancisi di Ancona, da dicembre 2018 a marzo 2020, 9 pazienti (età media 77 anni; mediana EuroSCORE II: 2.2%) sono stati sottoposti ad intervento cardiochirurgico utilizzando un sistema di protezione cerebrale transcatetere (Sentinel, Claret Medical, Santa Rosa, CA, USA). In tutti i casi, l’esecuzione di una tomografia computerizzata preoperatoria aveva evidenziato la presenza di un’aorta ascendente severamente calcifica. Risultati. Il sistema di protezione cerebrale Sentinel è stato impiantato con successo nel 100% dei casi. In ogni procedura il tempo totale di rilascio e di rimozione del dispositivo è stato inferiore a 10 min. Quattro pazienti sono stati sottoposti a sostituzione valvolare aortica, 2 pazienti a chirurgia mitralica e 3 pazienti sono stati sottoposti a interventi combinati. Detriti calcifici sono stati trovati nel filtro di tutti i dispositivi impiantati. Nessun paziente ha manifestato eventi neurologici avversi. Il decorso postoperatorio è stato esente da complicanze maggiori in tutti i pazienti. Conclusioni. Nella nostra esperienza il trasferimento di tecnologie di protezione cerebrale transcatetere all’interno di interventi cardiochirurgici ha consentito di trattare chirurgicamente con successo pazienti con severe calcificazioni dell’aorta ascendente evitando che queste ultime potessero ridirezionare il trattamento verso terapie palliative di tipo medico o percutaneo. In attesa di generare un’evidenza più solida, il nostro esempio supporta il concetto di chirurgia ibrida come approccio terapeutico efficace ad estendere le indicazioni al trattamento chirurgico con ottimizzazione dei risultati.
ER  -   
