TY  -  JOUR
AU  -  Di Mauro, Michele
AU  -  Actis Dato, Guglielmo
AU  -  Sponga, Sandro
AU  -  Lorusso, Roberto
T1  -  Timing chirurgico nell’endocardite infettiva valvolare
PY  -  2020
Y1  -  2020-11-01
DO  -  10.1714/3455.34443
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  11
SP  -  890
EP  -  895
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3455.34443
N2  -  L’endocardite infettiva valvolare è una patologia sempre più frequente e gravata da elevata mortalità e morbilità. L’approccio chirurgico, sebbene a rischio aumentato, è superiore alla sola terapia medica e si è assistito negli anni ad un atteggiamento più aggressivo, con indicazioni più precoci. Questa rassegna si pone l’obiettivo di fare una revisione della letteratura e fare il punto sulle linee guida americane ed europee allo scopo di sintetizzare il timing chirurgico più appropriato nei più frequenti scenari di presentazione dell’endocardite infettiva. Sebbene esistano discordanze tra le linee guida, in caso di endocardite sia nativa che protesica, con insufficienza severa e segni di ostruzione al flusso, o in caso di edema polmonare acuto refrattario o shock cardiogeno, in presenza di ampie vegetazioni mobili (>15-20 mm) dovrebbe essere presa in considerazione un’indicazione d’emergenza (<48 h). Da operare precocemente (entro alcuni giorni) sono invece i pazienti con segni di scompenso cardiaco, con persistenza di positività delle colture per più di 48-72 h malgrado terapia antibiotica, in presenza di lesioni paravalvolari, blocchi atrioventricolari avanzati e vegetazioni >10 mm. Nel caso vengano isolati organismi che determinano un rischio chirurgico aumentato quali infezione fungina o organismi multi-resistenti, endocardite su protesi causata da stafilococci o patogeni gram-negativi, dovrebbe essere valutato un approccio più cauto ed attendista (entro 2 settimane). In presenza di ictus embolici cerebrali di grandi dimensioni o in caso di emorragia cerebrale è opportuna una rivalutazione rispettivamente a 2 e 4 settimane. Un approccio multidisciplinare, soprattutto nei casi più complessi, sembra possa portare ad un miglioramento dell’outcome.
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