TY  -  JOUR
AU  -  Boriani, Giuseppe
AU  -  Imberti, Jacopo Francesco
AU  -  Bonini, Niccolò
AU  -  Albini, Alessandro
AU  -  Autieri, Adriano
AU  -  Vitolo, Marco
T1  -  Episodi aritmici ad elevata frequenza atriale:
significato clinico, impatto prognostico 
e gestione clinica
PY  -  2020
Y1  -  2020-10-01
DO  -  10.1714/3431.34204
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  10
SP  -  779
EP  -  789
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3431.34204
N2  -  Con il rapido incremento dei dispositivi cardiaci elettronici impiantabili (cardiac implantable electronic devices, CIED) e la loro capacità di monitorare più precisamente l’attività atriale, è sempre più frequente il riscontro occasionale di episodi aritmici atriali, spesso asintomatici, definiti AHRE (atrial high-rate episodes, AHRE). Tali episodi aritmici vengono frequentemente riscontrati in modo occasionale durante le visite di follow-up cardiologico dei pazienti portatori di CIED o durante il work-up dei pazienti colpiti da ictus criptogenico. Negli ultimi 20 anni, numerosi studi hanno cercato di dimostrare il significato clinico e l’impatto prognostico di tali episodi ma non è ancora chiaro in che modo debbano essere caratterizzati dai clinici, né il loro management più appropriato. Appare tuttavia sempre più evidente che il riscontro di AHRE non sia solo statisticamente associato ad un rischio maggiore di sviluppare fibrillazione atriale clinica nel corso del tempo ma sia spesso associato ad un aumentato rischio di eventi tromboembolici cerebrali e/o sistemici tale da giustificare, ove giudicato favorevole, una terapia anticoagulante orale. Lo scopo di questa revisione della letteratura è quello di eseguire un’analisi dello stato dell’arte focalizzandosi sulla gestione clinica degli AHRE, il loro impatto prognostico, i rischi e i benefici di una terapia anticoagulante e le criticità emerse in questi ultimi anni di studi.
ER  -   
