TY  -  JOUR
AU  -  Cosmi, Franco
AU  -  Mariottoni, Beatrice
AU  -  Tarquini, Barbara
AU  -  D’Orazio, Simona
AU  -  Bennati, Moira
AU  -  Morganti, Monia
AU  -  Cosmi, Deborah
T1  -  Il paziente nella ricerca clinica:
cavia a disposizione o attore interessato?
PY  -  2020
Y1  -  2020-04-01
DO  -  10.1714/3328.32993
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  4
SP  -  309
EP  -  314
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3328.32993
N2  -  Razionale. La richiesta del consenso informato per la partecipazione ad uno studio clinico spesso crea al paziente apprensione e paura per una terapia non ancora sperimentata e dall’incerto risultato. Nel nostro studio abbiamo valutato le motivazioni del rifiuto alla partecipazione ad una sperimentazione clinica.Materiali e metodi. Negli ultimi 10 anni di ricerca clinica abbiamo chiesto il consenso informato per studi di intervento a 2586 pazienti. Il 59% ha accettato di aderire alla sperimentazione, il 41% ha rifiutato. Quelli che hanno rifiutato erano più frequentemente donne, relativamente più giovani (età media 62 ± 5 vs 74 ± 9 anni) e avevano un più elevato livello di istruzione e reddito. Abbiamo chiesto a tutti questi pazienti di rispondere ad un breve questionario sulla motivazione del rifiuto.Risultati. Su 1031 pazienti, 629 (61%) hanno restituito il questionario compilato. Complessivamente, 176 (28%) hanno risposto di aver rifiutato di prestare il consenso dietro suggerimento di parenti, amici, altri medici o la consultazione di Internet; 157 (25%) hanno risposto di non essere d’accordo sulla metodologia di conduzione dello studio (randomizzazione, doppio cieco); 126 (20%) dichiaravano di fidarsi poco della medicina ufficiale; 69 (11%) non avevano intenzione di sottoporsi ad ulteriori esami medici; 63 (10%) non potevano garantire la loro presenza ai controlli; 31 (5%) avevano avuto esperienze negative nel passato (“mi ero sentito come una cavia”); 7 (1%) per altri motivi.Conclusioni. I pazienti, per una prevalente cultura umanistica vigente, non sono pienamente consapevoli dell’importanza della partecipazione alla ricerca clinica, che a volte viene considerata come esclusivo interesse economico o di prestigio. Nella nostra esperienza le persone che hanno rifiutato la partecipazione ai trial erano più giovani, con un elevato livello di istruzione e di reddito, più frequentemente donne. Compito del ricercatore è quello di motivare il paziente sottolineando che partecipare ad uno studio significa essere attori di una scelta terapeutica e che si è cavia quando si assumono terapie non sperimentate.
ER  -   
