TY  -  JOUR
AU  -  Ditali, Valentina
AU  -  Carrozzi, Chiara
AU  -  Leonardi, Sergio
T1  -  Duplice terapia antiaggregante di breve durata: 
come, quando e perché
PY  -  2020
Y1  -  2020-02-01
DO  -  10.1714/3311.32817
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  2
SP  -  14
EP  -  25
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3311.32817
N2  -  La duplice terapia antiaggregante (DAPT) costituisce il cardine della terapia antitrombotica dopo rivascolarizzazione miocardica percutanea. La durata ottimale della DAPT, cioè il periodo minimo per prevenire in modo sicuro complicanze trombotiche, tra cui la trombosi intra-stent ,è stata oggetto negli ultimi anni di intensa ricerca clinica. Le evidenze attuali hanno consentito un’evoluzione dell’approccio clinico che privilegia nella strategia decisionale il ruolo del rischio emorragico: in pazienti ad alto rischio emorragico (HBR) è generalmente preferibile minimizzare la durata della DAPT, indipendentemente dal rischio trombotico. Inoltre nei pazienti HBR, (a) devono essere sistematicamente preferiti gli anticoagulanti orali diretti rispetto al warfarin nei pazienti eleggibili con fibrillazione atriale e cardiopatia ischemica; (b) devono essere sistematicamente adottate misure per minimizzare i sanguinamenti, tra cui la “de-escalation” degli inibitori del recettore P2Y12; e (c) sono ancora in fase di valutazione nuove strategie di DAPT breve, tra cui la sospensione precoce dell’aspirina. Nella presente rassegna viene discusso il razionale e le considerazioni principali utili a guidare nella scelta di una DAPT di breve durata nel paziente HBR.
ER  -   
