TY  -  JOUR
AU  -  Abrignani, Maurizio Giuseppe
AU  -  Zullo, Angelo
AU  -  Gabrielli, Domenico
AU  -  Milazzo, Giuseppe
AU  -  De Francesco, Vincenzo
AU  -  De Luca, Leonardo
AU  -  Francese, Maura
AU  -  Gatta, Luigi
AU  -  Imazio, Massimo
AU  -  Riccio, Elisabetta
AU  -  Rossini, Roberta
AU  -  Scotto di Uccio, Fortunato
AU  -  Soncini, Marco
AU  -  Colivicchi, Furio
AU  -  Di Lenarda, Andrea
AU  -  Gulizia, Michele Massimo
AU  -  Monica, Fabio
T1  -  Documento di consenso intersocietario 
ANMCO/AIGO: Gastroprotezione nei pazienti 
in terapia antiaggregante e/o anticoagulante
PY  -  2020
Y1  -  2020-03-01
DO  -  10.1714/3306.32772
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  3
SP  -  228
EP  -  241
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3306.32772
N2  -  11. L’aspirina e gli antagonisti recettoriali P2Y12 sono usati ampiamente per tutto lo spettro delle malattie cardio- e cerebrovascolari. Complicanze a carico del tratto gastrointestinale, tra cui ulcere e sanguinamenti, sono relativamente comuni in corso di trattamento antiaggregante; pertanto, viene usualmente prescritta una terapia concomitante con inibitori di pompa protonica (IPP). Tuttavia, è stato suggerito un potenziale incremento del rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti in trattamento con IPP e, di recente, è stato discusso approfonditamente se questi farmaci possano ridurre la protezione cardiovascolare indotta da aspirina e, ancora più, da clopidogrel. Studi di farmacodinamica e di farmacocinetica hanno suggerito, infatti, un’interazione attraverso il CYP2C19 tra IPP e clopidogrel, che si potrebbe tradurre in un’inefficacia clinica, portando a un aumento dell’incidenza di eventi cardiovascolari. Per questo motivo, la Food and Drug Administration e la European Medicines Agency hanno emesso un warning nel 2010 per scoraggiare l’uso concomitante di omeprazolo ed esomeprazolo con clopidogrel. Inoltre, rimane meno noto se l’uso di IPP alteri l’efficacia dei nuovi antagonisti recettoriali P2Y12, come ticagrelor e prasugrel. Secondo le attuali linee guida, l’uso di IPP in combinazione con la terapia antiaggregante è raccomandato nei pazienti con fattori di rischio di sanguinamento gastrointestinale, come l’età avanzata, l’uso concomitante di anticoagulanti, steroidi o di farmaci antinfiammatori non steroidei, e di infezione da Helicobacter pylori. Anche gli anticoagulanti orali tradizionali inibitori della vitamina K, come pure gli anticoagulanti orali diretti, hanno come effetto collaterale il rischio di eventi emorragici, compresi quelli a carico del sistema gastrointestinale. Risultati sia di trial clinici randomizzati sia di studi osservazionali suggeriscono che alte dosi di dabigatran (150 mg bid) e di edoxaban (60 mg/die), come pure di rivaroxaban, sono associate a un maggiore rischio di emorragie gastrointestinali rispetto al warfarin. Vi è un minore consenso, tuttavia, sull’uso di farmaci gastroprotettori, tra cui gli IPP, nei pazienti in trattamento anticoagulante, in considerazione delle possibili interazioni farmacologiche. Visto il largo numero di pazienti in trattamento con farmaci antitrombotici e IPP, anche una lieve riduzione dell’inibizione piastrinica o dell’effetto anticoagulante potrebbe, potenzialmente, comportare un considerevole impatto clinico.Il presente statement congiunto ANMCO/AIGO ricapitola le conoscenze relative al diffuso uso di IPP in combinazione con antiaggreganti e anticoagulanti. Inoltre, si propone di sottolineare le attuali conoscenze a favore o contro le interazioni tra questi farmaci, discutendone le implicazioni cliniche.
ER  -   
