TY  -  JOUR
AU  -  Negro, Antonella
AU  -  Pecoraro, Valentina
AU  -  Camerlingo, Maria Domenica
AU  -  Maltoni, Susanna
T1  -  Sistemi percutanei di assistenza ventricolare 
temporanea per lo shock cardiogeno e 
la rivascolarizzazione coronarica percutanea ad alto 
rischio: revisione sistematica della letteratura
Y1  -  2020-02-01
DO  -  10.1714/3300.32706
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  21
IS  -  2
SP  -  128
EP  -  137
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3300.32706
N2  -  Razionale. I sistemi percutanei di assistenza ventricolare (pVAD) temporanea sono utilizzati nello shock cardiogeno (SC) dovuto a infarto miocardico acuto (IMA) e come supporto negli interventi di rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI) ad alto rischio. Lo SC è una condizione clinica caratterizzata da inadeguata perfusione tissutale dovuta a disfunzione cardiaca e per l’80% dei casi è causato da IMA con insufficienza ventricolare sinistra. Lo SC è responsabile di circa il 50% delle morti per infarto del miocardio. Solitamente, gli interventi di PCI non richiedono un supporto emodinamico che tuttavia potrebbe rendersi necessario quando l’intervento viene definito ad alto rischio (per caratteristiche della lesione, del paziente o delle condizioni emodinamiche in cui si trova al momento dell’intervento). I pVAD attualmente disponibili in Europa sono Impella 2.5, Impella CP, HeartMate PHP, TandemHeart, PulseCath iVAC2L. Lo scopo di questa revisione sistematica è quello di valutarne efficacia e sicurezza nei pazienti con SC da IMA refrattari alla terapia farmacologica o in profilassi negli interventi di PCI ad alto rischio.Materiali e metodi. La ricerca sistematica della letteratura scientifica è stata condotta a settembre 2018 interrogando i seguenti database elettronici: PubMed, Embase e PubMed CENTRAL. Sono stati inclusi solo studi controllati, sia randomizzati (RCT) che osservazionali, che confrontassero i pVAD con il contropulsatore aortico (IABP) o la terapia medica in pazienti con SC da IMA o sottoposti a PCI ad alto rischio. I revisori hanno valutato in modo indipendente l’eleggibilità, l’inclusione e la qualità metodologica degli studi inclusi. Quando possibile, i risultati degli studi sono stati combinati in una meta-analisi per calcolare il rischio relativo (RR) e il relativo intervallo di confidenza (IC) al 95%, utilizzando un modello statistico ad effetti random. Risultati. Complessivamente, sono stati inclusi nella revisione sistematica 8 studi. Per quanto riguarda i pazienti con SC da IMA, valutati in 3 RCT e 2 studi controllati non randomizzati, non è stata rilevata alcuna differenza statisticamente significativa tra pVAD e il gruppo di controllo relativamente alla mortalità a 30 giorni (RR 1.05, IC 95% 0.84-1.31). Il rischio di sanguinamenti maggiori, invece, nei pazienti trattati con i pVAD è risultato di circa 2 volte superiore rispetto a quello dei pazienti trattati con IABP. Tre studi hanno valutato i pVAD in pazienti sottoposti a PCI ad alto rischio. La scarsità dei dati non ha reso possibile combinare i risultati degli studi in una metanalisi. Un RCT non ha riportato differenze in termini di mortalità a 30 e 90 giorni tra i pazienti randomizzati a Impella o a IABP. Due studi controllati non randomizzati non hanno riportato differenze significative in termini di mortalità intraospedaliera per tutte le cause tra i due gruppi a confronto. Conclusioni. I risultati della revisione sistematica non suggeriscono un vantaggio clinico, in termini di efficacia e sicurezza, dei pVAD rispetto al controllo (IABP e terapia medica) nel trattamento dei pazienti con SC da IMA o sottoposti a PCI ad alto rischio.
ER  -   
