TY  -  JOUR
AU  -  Casolo, Giancarlo
AU  -  Abrignani, Maurizio Giuseppe
AU  -  Amico, Antonio Francesco
AU  -  Cademartiri, Filippo
AU  -  Caporale, Roberto
AU  -  Di Lenarda, Andrea
AU  -  Domenicucci, Stefano
AU  -  Gabrielli, Domenico
AU  -  Geraci, Giovanna
AU  -  Indolfi, Ciro
AU  -  Limbruno, Ugo
AU  -  Midiri, Massimo
AU  -  Murrone, Adriano
AU  -  Musumeci, Giuseppe
AU  -  Nardi, Federico
AU  -  Nistri, Stefano
AU  -  Privitera, Carmelo
AU  -  Gulizia, Michele Massimo
T1  -  Documento di consenso intersocietario 
ANMCO/SIC/GISE/ARCA/SIRM: 
Descrizione dell’aterosclerosi coronarica ai fini 
diagnostici, prognostici e terapeutici
PY  -  2019
Y1  -  2019-07-01
DO  -  10.1714/3190.31688
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  20
IS  -  7
SP  -  439
EP  -  468
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3190.31688
N2  -  9. Nei pazienti con malattia coronarica l’angiografia coronarica convenzionale e la coronarografia non invasiva mediante tomografia computerizzata (CCTA) hanno notevolmente migliorato le nostre possibilità diagnostiche e la valutazione prognostica. Sebbene anche altre metodiche siano in grado di offrire informazioni anatomo-funzionali del circolo coronarico, di fatto la coronarografia invasiva e più di recente la CCTA sono le metodiche più diffusamente impiegate in ambito clinico. L’aterosclerosi coronarica è la più comune malattia dell’albero arterioso coronarico e la sua presenza identifica pazienti a maggior rischio di sviluppare eventi clinici; essa costituisce il principale fattore favorente lo sviluppo di eventi clinici e di cardiopatia ischemica. L’aterosclerosi coronarica si manifesta con la presenza di placche che possono progredire fino a determinare lesioni coronariche ostruttive, che a loro volta possono indurre ischemia miocardica. Più frequentemente, tuttavia, le lesioni aterosclerotiche non sono in grado di limitare il flusso coronarico e sono definite come non ostruttive. La loro presenza, numero ed estensione possono avere un impatto negativo sulla prognosi in modo indipendente da altri fattori. Nel loro complesso le lesioni identificate contribuiscono al “burden” aterosclerotico coronarico. Per migliorare la prognosi occorre instaurare una terapia medica ottimale in grado di arrestare la progressione e/o stabilizzare le placche aterosclerotiche. Diviene quindi di fondamentale importanza descrivere l’anatomia coronarica non limitandosi a caratterizzare le lesioni che possono limitare il flusso ma indicando più in generale la presenza o meno di lesioni aterosclerotiche anche minori in modo dettagliato. Sappiamo infatti che la maggior parte degli eventi coronarici è preceduta da lesioni di parete non limitanti il flusso.Nella pratica clinica la descrizione dell’anatomia coronarica non è strutturata in un modello universale e ogni Centro applica un proprio sistema spesso arbitrario. Questo documento di consenso rappresenta uno sforzo collaborativo delle maggiori Società Scientifiche italiane per offrire un supporto ai professionisti che a vario titolo sono coinvolti nella descrizione dell’anatomia coronarica o ricevono un referto che contiene il risultato di un esame che descrive l’anatomia coronarica. Dopo una breve descrizione delle tecniche oggi disponibili per esplorare e visualizzare l’anatomia coronarica, vengono esposte le migliori evidenze disponibili a sostegno di una corretta descrizione dell’anatomia coronarica. Per promuovere una traduzione pratica di questa descrizione, sono indicate alcune raccomandazioni sulla corretta descrizione da riportare, nonché sul trattamento suggerito nei diversi scenari clinici identificati. Lo scopo di questo documento è quello di porre l’attenzione sulla necessità di un’accurata e precisa descrizione dell’anatomia coronarica al fine di perfezionare la stratificazione del rischio ed ottimizzare il trattamento per poter migliorare l’outcome clinico.
ER  -   
