TY  -  JOUR
AU  -  Colivicchi, Furio
AU  -  Vagnarelli, Fabio
AU  -  Caldarola, Pasquale
AU  -  Di Lenarda, Andrea
AU  -  Grosseto, Daniele
AU  -  Gulizia, Michele Massimo
AU  -  Murrone, Adriano
AU  -  Roncon, Loris
AU  -  Urbinati, Stefano
AU  -  Valente, Serafina
AU  -  Gabrielli, Domenico
T1  -  Position paper ANMCO: 
Nuove prospettive sul ruolo degli acidi grassi 
polinsaturi n-3 nella prevenzione cardiovascolare
PY  -  2019
Y1  -  2019-07-01
DO  -  10.1714/3190.31687
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  20
IS  -  7
SP  -  431
EP  -  438
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3190.31687
N2  -  9.  L’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA) sono i più importanti acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie n-3 (PUFA n-3). Studi recenti hanno chiarito che EPA e DHA hanno una distribuzione tissutale differente ed influenzano gli organi bersaglio in maniera distinta. Oltre al principale effetto di riduzione dei trigliceridi (TG), sono capaci di esercitare un effetto antitrombotico, antiaritmico, antinfiammatorio, antiaterogeno ed emodinamico. La differente azione dei PUFA n-3 dipende dal dosaggio e dalla durata del trattamento: l’effetto sui TG richiede alti dosaggi ed alcune settimane/mesi di trattamento. Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra ipertrigliceridemia e rischio cardiovascolare, confermata da analisi post-hoc dei trial sulle statine e da recenti studi di “linkage” genetico. Inoltre in prevenzione secondaria, l’evidenza di un rilevante “rischio residuo”, pur in presenza di un adeguato controllo del colesterolo LDL, ha indotto la comunità scientifica a considerare ulteriori e diversi obiettivi di intervento nel contesto del profilo lipidico individuale, il più promettente dei quali è certamente l’ipertrigliceridemia.Il recente studio REDUCE-IT è il primo grande studio di intervento sui lipidi a dimostrare un beneficio derivante da un approccio non basato sul target LDL, focalizzandosi su un fattore determinante del rischio residuo come l’ipertrigliceridemia e trattandola con alte dosi di PUFA n-3 (4 g/die).Nel complesso, l’approccio al “rischio residuo lipidico” prevede due azioni integrate: (1) perseguire il raggiungimento dell’obiettivo primario di portare il colesterolo LDL almeno al di sotto della soglia di 70 mg/dl, ricorrendo a tutti i farmaci a disposizione (statine, ezetimibe, inibitori di PCSK9); (2) verificare i livelli dei TG ed avviare il paziente al trattamento con PUFA n-3 in caso di valori di TG >150 mg/dl, con dosaggio inziale di 2-3 g/die titolabile a 4 g/die dopo 10-12 settimane dall’inizio del trattamento.
ER  -   
