TY  -  JOUR
AU  -  Falsini, Giovanni
AU  -  Calchetti, Benedetta
AU  -  Liistro, Francesco
AU  -  Linoli, Giovanni
AU  -  Picchi, Andrea
AU  -  Angioli, Paolo
AU  -  Ducci, Kenneth
AU  -  Limbruno, Ugo
AU  -  Marconi, Roberto
AU  -  Bolognese, Leonardo
T1  -  La nuova era nel trattamento dell’ictus 
e le sue implicazioni socio-sanitarie. 
I cardiologi interventisti dovrebbero essere coinvolti?
PY  -  2019
Y1  -  2019-05-01
DO  -  10.1714/3151.31318
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  20
IS  -  5
SP  -  258
EP  -  264
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3151.31318
N2  -  Analogamente a quanto accaduto per l’infarto miocardico nelle due decadi precedenti, la terapia dell’ictus ischemico è profondamente cambiata recentemente grazie agli incoraggianti risultati clinici legati all’utilizzo dei sistemi di rivascolarizzazione meccanica. L’utilizzo sempre più esteso della trombectomia, che rappresenta attualmente il trattamento di prima scelta per garantire una rapida riperfusione del territorio cerebrale ischemico, inaugura di fatto una nuova era, con importanti implicazioni socio-sanitarie e con l’inevitabile necessità di riformulare le reti integrate dello stroke a livello regionale. Considerando l’elevata incidenza annuale di ictus ischemico, di cui circa il 35% è causato dall’occlusione trombotica di un grosso vaso cerebrale e che la finestra temporale di trattamento, in casi selezionati, può arrivare fino a 24 h dall’insorgenza, le risorse della neuroradiologia interventistica non appaiono sufficienti a far fronte alla richiesta di trattamento, sia in termini di centri operativi che di numero di operatori. È stata quindi presa in considerazione la possibilità di utilizzare per l’ictus i centri già attivi per il trattamento dell’infarto miocardico acuto. In questo articolo sono presentati dati oggettivi a sostegno della validità di tale strategia e sono discusse le modalità di creazione di eventuali reti di trattamento utilizzando le competenze interventistiche dei cardiologi e realizzando strutture funzionali multidisciplinari.
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