TY  -  JOUR
AU  -  Massacesi, Cristiano
AU  -  Zimarino, Marco
AU  -  Angeramo, Francesca
AU  -  Piedimonte, Giulio
AU  -  Emdin, Michele
AU  -  Piepoli, Massimo F.
AU  -  De Caterina, Raffaele
T1  -  Lo stress test elettrocardiografico dopo 
rivascolarizzazione miocardica: utilità, tempistica, 
modalità di esecuzione e confronto 
con altre procedure diagnostiche
PY  -  2018
Y1  -  2018-12-01
DO  -  10.1714/3027.30253
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  19
IS  -  12
SP  -  692
EP  -  704
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3027.30253
N2  -  Nella cardiopatia ischemica stabile la rivascolarizzazione miocardica ha l’obiettivo di eliminare l’ischemia miocardica per alleviare la sintomatologia anginosa, migliorare la capacità funzionale e possibilmente migliorare la prognosi. Dal momento che le recidive ischemiche sono relativamente frequenti in pazienti rivascolarizzati, è necessario un adeguato follow-up in un programma di prevenzione secondaria. In questo iter, lo stress test può essere utile per (a) rilevare l’ischemia e/o l’angina residua o ricorrente; (b) definire la capacità funzionale; (c) stratificare la prognosi. Questi obiettivi possono in buona parte essere raggiunti dal test elettrocardiografico da sforzo, il più semplice e il più accessibile tra i test proposti, in particolare rispetto alle varie metodiche diagnostiche per immagini. Esiste tuttavia discrepanza tra le raccomandazioni delle diverse Società Scientifiche sull’uso, la tempistica e la modalità di utilizzo del test elettrocardiografico da sforzo dopo rivascolarizzazione. In aggiunta alla diversità nelle raccomandazioni, l’utilizzo degli stress test in genere è estremamente disomogeneo nella pratica clinica attuale.Questa rassegna si propone di fare il punto su vantaggi e limiti del test elettrocardiografico da sforzo rispetto alle altre procedure diagnostiche dopo rivascolarizzazione miocardica, mettendo in luce recenti sviluppi della metodica elettrocardiografica. Questo consente anche di evitare l’inutile impiego di test più costosi – da riservare solo a un secondo livello diagnostico e in una minoranza di casi.
ER  -   
