TY  -  JOUR
AU  -  Ferri, Luca Angelo
AU  -  Piatti, Luigi
AU  -  Grosseto, Daniele
AU  -  Tortorella, Giovanni
AU  -  De Servi, Stefano
AU  -  Savonitto, Stefano
T1  -  Strategie terapeutiche nel paziente anziano 
con sindrome coronarica acuta
PY  -  2018
Y1  -  2018-11-01
DO  -  10.1714/3012.30111
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  19
IS  -  11
SP  -  640
EP  -  647
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/06/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/3012.30111
N2  -  L’invecchiamento della popolazione ha determinato un aumento considerevole di pazienti anziani affetti da sindrome coronarica acuta (SCA) ricoverati in unità coronarica. Se fino a un decennio or sono il loro trattamento non era basato su solide basi scientifiche, negli ultimi anni sono stati condotti studi randomizzati e di registro che hanno chiarito il corretto trattamento secondo evidenza anche in questo sottogruppo di pazienti. In corso di infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST l’angioplastica primaria è andata affermandosi come trattamento di scelta anche nei pazienti anziani. L’Italian Elderly ACS study e l’After Eighty Study hanno confermato la superiorità di una strategia invasiva precoce anche per il trattamento della SCA senza sopraslivellamento del tratto ST. Gli studi di registro peraltro hanno documentato come ad un crescente utilizzo di strategie di rivascolarizzazione si sia associata una progressiva riduzione della mortalità per SCA: questo vale anche per contesti caratterizzati da mortalità particolarmente elevata come quello dello shock cardiogeno. L’osservazione che oltre l’80% delle morti nell’anno successivo a SCA riconoscano una causa cardiovascolare anche tra i pazienti anziani ha comprensibilmente concentrato l’attenzione su studi più propri della prevenzione secondaria, in cui ad esempio individuare l’antiaggregante migliore da associare ad aspirina. I dati riguardanti ticagrelor e prasugrel a dosaggio ridotto hanno tuttavia documentato che, rispetto all’utilizzo di clopidogrel, la riduzione degli eventi ischemici ed in particolare della trombosi intrastent ottenibile con questi farmaci si associa ad un aumento dei sanguinamenti, comunque non frequenti in epoca di diffusa terapia con inibitori di pompa protonica. Potenziali vie di sviluppo riguardano la validazione di protocolli di trattamento con antiaggreganti più potenti ma per un periodo più limitato (quando più elevato è il rischio ischemico) dopo SCA e la verifica di obiettivi terapeutici più propri della popolazione anziana quale la valutazione della qualità di vita a distanza dopo SCA.
ER  -   
