TY  -  JOUR
AU  -  Motterlini, Matteo
T1  -  Trappole mentali e decisioni mediche: 
un dilemma per il consenso informato
PY  -  2017
Y1  -  2017-12-01
DO  -  10.1714/2815.28462
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  18
IS  -  12
SP  -  809
EP  -  813
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/18
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2815.28462
N2  -  Sappiamo di essere fallibili, di avere limitate capacità di calcolo, limitato accesso alle informazioni, poca memoria. Nella vita di tutti i giorni, inoltre, amiamo, soffriamo, proviamo gioia, paura, rabbia e altri sentimenti che condizionano i nostri giudizi e le nostre decisioni in modo poco “calcolato”. Non tutti, però, sono anche consapevoli che spesso gli errori che commettiamo sono sistematici e di conseguenza, in particolari circostanze, sono prevedibili. Medici e pazienti sono continuamente chiamati a prendere decisioni. Devono identificare le informazioni rilevanti (per esempio dei sintomi o l’esito di un esame), formulare un giudizio (per esempio una diagnosi), scegliere un corso d’azione fra i vari possibili sulla base delle proprie preferenze (per esempio una terapia o un intervento chirurgico), quindi agire. Le precise dimensioni dell’errore medico sono ignote, ma probabilmente enormi. In effetti, più indaghiamo e più errori troviamo. Spesso questi errori dipendono dai processi cognitivi che mettiamo comunemente in atto. Si verificano cioè nel selezionare e nell’elaborare l’informazione rilevante ai fini di una determinata decisione. Qualsiasi decisione (razionale) richiede, in particolare, una valutazione dei possibili effetti dell’azione da essa implicata; per esempio quanto piacere o dolore essa ci arrecherà. In ambito medico, inoltre, il principio del “consenso informato” prevede che siano le preferenze e i valori del paziente a orientare le scelte cliniche. Eppure, non sempre le preferenze che le persone esprimono prima di aver fatto un’esperienza coincidono con le preferenze dopo aver fatto quella stessa esperienza. Alcuni ingegnosi esperimenti suggeriscono (in modo solo apparentemente paradossale) che prima di un’esperienza diretta, le persone preferiscono meno dolore; dopo quella esperienza invece ne preferiscono di più, ma con un ricordo migliore.
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