TY  -  JOUR
AU  -  Ambrosetti, Marco
AU  -  Scardina, Giuseppe
AU  -  Favretto, Giuseppe
AU  -  Temporelli, Pier Luigi
AU  -  Faggiano, Pompilio Massimo
AU  -  Greco, Cesare
AU  -  Pedretti, Roberto Franco
T1  -  La frequenza cardiaca come target 
terapeutico dopo sindrome coronarica acuta 
e nella cardiopatia ischemica cronica
PY  -  2017
Y1  -  2017-03-01
DO  -  10.1714/2685.27479
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  18
IS  -  3
SP  -  3
EP  -  16
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2685.27479
N2  -  La cardiopatia ischemica comprende un eterogeneo gruppo di profili clinici e situazioni di presentazione, nel complesso gravate da outcome sfavorevoli e richiedenti una valutazione multidimensionale degli eventi avversi potenzialmente prevenibili. Tra questi, possono essere identificati tre gruppi, ovvero 1) la mortalità e gli eventi cardiovascolari maggiori; 2) la persistenza dell’ischemia e dei sintomi correlati e 3) la persistenza di disabilità connesse con la riduzione della capacità funzionale e le conseguenti ricadute sulla qualità di vita.Nell’attuale approccio “treat-to-target” in prevenzione cardiovascolare il ruolo della frequenza cardiaca (FC) necessita di un più preciso posizionamento: ragionevoli presupposti fisiopatologici e solide evidenze ne sottolineano la validità come marker prognostico indipendente, mentre la sua definizione come target di intervento non è uniforme nelle attuali raccomandazioni.In attesa di ulteriori prove scientifiche e pronunciamenti definitivi, i registri osservazionali e i trial di intervento disponibili (soprattutto con betabloccanti e ivabradina) porterebbero a considerare la FC come un formale target di intervento nella cardiopatia ischemica per gli obiettivi 1, 2 e 3 nel paziente con concomitante disfunzione ventricolare sinistra e per gli obiettivi 2 e 3 nel paziente con funzione sistolica ventricolare sinistra preservata. Il target, per i pazienti in ritmo sinusale, viene identificato come <70 b/min. Nelle situazioni in cui il concetto di target non poggia su evidenze definitive (come nel caso della riduzione della mortalità ed eventi cardiovascolari maggiori nel paziente con funzione sistolica ventricolare sinistra preservata), appare ragionevole considerare comunque la FC come un forte marcatore di prognosi, il quale deve stimolare un altrettanto vigoroso intervento di prevenzione secondaria omnicomprensivo. Come tale, la FC necessita di un’affidabile misurazione (privilegiando quella manuale o con ECG basale) e un’accurata trasmissione del dato nel continuum delle cure del paziente, soprattutto nel primo anno dopo sindrome coronarica acuta ove i tassi di mortalità e riospedalizzazione appaiono tuttora elevati.Allo stato attuale, la copertura farmacologica e la titolazione posologica presentano ampi margini di miglioramento nella vita reale e sono responsabili di tassi di raggiungimento della FC target ancora non soddisfacenti.
ER  -   
