TY  -  JOUR
AU  -  Renda, Giulia
AU  -  Patti, Giuseppe
AU  -  Sangiuolo, Raffaele
AU  -  Attena, Emilio
AU  -  Malpezzi, Maria Grazia
AU  -  De Caterina, Raffaele
AU  -  a nome dello Steering Committee del Registro Europeo PREFER in AF
T1  -  La gestione del rischio tromboembolico nei pazienti con fibrillazione atriale in Italia: dati al follow-up del Registro Europeo PREFER in AF
PY  -  2016
Y1  -  2016-11-01
DO  -  10.1714/2498.26200
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  17
IS  -  11
SP  -  922
EP  -  931
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2498.26200
N2  -  Razionale. I dati all’arruolamento del Registro Europeo PREFER in AF (PREvention oF thromboembolic events – European Registry in Atrial Fibrillation) hanno mostrato un trattamento antitrombotico non ottimale dei pazienti con fibrillazione atriale (FA), in particolare in Italia, dove si è osservata anche una maggiore difficoltà di gestione della terapia anticoagulante rispetto agli altri paesi europei. L’obiettivo della valutazione al follow-up è stato quello di verificare l’evoluzione a 1 anno delle variabili considerate. Materiali e metodi. Al follow-up, analogamente alla visita basale, sono state valutate caratteristiche cliniche, realtà prescrittiva e aderenza alle linee guida, qualità della vita e soddisfazione al trattamento dei pazienti con FA. Risultati. In Italia l’88% dei pazienti inizialmente arruolati ha effettuato il follow-up a 1 anno. L’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori è risultata inferiore rispetto al basale (12.6 vs 30.8%, p<0.0001), ma superiore rispetto alla media europea (12.6 vs 10.4%, p=0.0006). In particolare, in Italia sono risultati più frequenti lo scompenso cardiaco (5.1 vs 3.6%, p=0.0003) e l’attacco ischemico transitorio (1.4 vs 0.7%, p<0.0001); d’altra parte, l’incidenza dei sanguinamenti maggiori è risultata inferiore in Italia rispetto alla media europea (1.6 vs 2.4%, p=0.0168). I pazienti con elevato rischio tromboembolico (punteggio CHA 2DS2-VASc ≥2) erano oltre l’80%, come al basale, con un punteggio CHA2DS2-VASc medio di 3.3. Tuttavia, circa un quarto dei pazienti a rischio elevato non erano ancora trattati con farmaci anticoagulanti e quelli trattati erano in numero inferiore al follow-up rispetto al basale (65.1 vs 72.6%, p<0.0001). La percentuale di pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K (NAO) era aumentata al follow-up (3.3 vs 0.3%, p<0.0001), benché ancora bassa rispetto alla media europea (12.6 vs 6.1%, p<0.0001). Il numero di misurazioni dell’INR era aumentato e associato a un aumento del tempo trascorso nel range terapeutico rispetto al basale, tanto da superare la media europea. Tuttavia, come al basale, in Italia si è evidenziata una difficoltà nella gestione della terapia anticoagulante e una maggiore insoddisfazione al trattamento rispetto al resto d’Europa. Conclusioni. I dati italiani del registro al follow-up hanno mostrato ancora un sottotrattamento dei pazienti con FA a elevato rischio tromboembolico e un alto grado di insoddisfazione al trattamento anticoagulante. La bassa percentuale di pazienti trattati con NAO non ha reso sinora possibile la valutazione dell’impatto di questi farmaci sull’insorgenza di eventi clinici e sul gradimento della terapia.
ER  -   
