TY  -  JOUR
AU  -  Parretti, Damiano
AU  -  Parretti, Luca
AU  -  Medolla, Alessandra
T1  -  Pressione arteriosa: più bassa è, meglio è? Forse no
PY  -  2016
Y1  -  2016-05-01
DO  -  10.1714/2252.24256
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  17
IS  -  5
SP  -  339
EP  -  342
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2252.24256
N2  -  Il trattamento antipertensivo ha l’obiettivo di ottenere la massima riduzione possibile in termini di morbilità e mortalità. Le principali linee guida internazionali e diversi trial clinici hanno assunto spesso differenti posizioni riguardo ai target pressori. Ad oggi non esiste un’opinione comune riguardo ai benefici di un trattamento aggressivo e non è chiaro se oltre a un certo livello di riduzione non si registrano più benefici, e addirittura morbilità e mortalità riprendono a crescere. Lo studio SPRINT recentemente pubblicato ha confrontato soggetti ipertesi non diabetici randomizzati a trattamento intensivo vs trattamento standard. Si è evidenziato un beneficio nei soggetti sottoposti a trattamento intensivo, ma in alcune sottopopolazioni dello studio questo dato non è stato confermato. Esaminando i dati derivanti da studi condotti su ipertesi nefropatici e cardiopatici le evidenze a nostra disposizione mostrano che in termini di riduzione di eventi cardiovascolari, nei soggetti affetti da queste patologie, non esistono dati certi sul vantaggio di mantenere valori molto bassi di pressione arteriosa. Nei pazienti geriatrici il paradigma “lower is better” è solo parzialmente applicabile, in quanto nei soggetti anziani si rendono necessarie specifiche valutazioni sulla gestione della pressione arteriosa, dipendenti dalle comorbilità, dall’età biologica o dal livello di fragilità.
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