TY  -  JOUR
AU  -  Verdecchia, Paolo
AU  -  Angeli, Fabio
AU  -  Aita, Adolfo
AU  -  Bartolini, Claudia
AU  -  Garofoli, Marta
AU  -  Reboldi, Gianpaolo
T1  -  Pressione arteriosa: più bassa è, meglio è? Forse sì
PY  -  2016
Y1  -  2016-05-01
DO  -  10.1714/2252.24254
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  17
IS  -  5
SP  -  335
EP  -  338
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2252.24254
N2  -  Lo studio SPRINT ha esaminato l’ipotesi che i pazienti randomizzati ad un trattamento antiipertensivo più intensivo, finalizzato alla riduzione della pressione arteriosa (PA) sistolica al di sotto dei 120 mmHg, abbiano una minore incidenza di eventi cardiovascolari maggiori rispetto ai pazienti randomizzati ad un trattamento meno intensivo (riduzione PA sistolica al di sotto dei 140 mmHg). Sono stati studiati 9361 pazienti, randomizzati al braccio più intensivo (n=4678) o meno intensivo (n=4683). Lo studio è stato interrotto anticipatamente, dopo un periodo mediano di follow-up di 3.26 anni, per eccesso di beneficio nel gruppo di trattamento più intensivo rispetto a quello meno intensivo. Nei pazienti randomizzati al braccio più intensivo, rispetto a quelli randomizzati al braccio meno intensivo, è stata osservata una riduzione dell’endpoint primario del 25% (1.65 vs 2.19% per anno; p<0.001), della morte per cause cardiovascolari del 43% (0.25 vs 0.43%; p=0.005), della morte per tutte le cause del 27% (1.03 vs 1.40%; p=0.003) e dei ricoveri per scompenso cardiaco del 38% (0.41 vs 0.67%; p<0.002). Inaspettatamente, non vi è stata una riduzione significativa del rischio di ictus cerebrale (riduzione dell’11%). Lo studio SPRINT dimostra senza ombra di dubbio che, in pazienti ultracinquantenni ipertesi con PA sistolica ≥130 mmHg e senza storia di diabete mellito, ictus cerebrale o rene policistico, dovremmo cercare di ridurre la PA sistolica fino a livelli inferiori a 120 mmHg, con l’obiettivo di ridurre la mortalità totale e cardiovascolare e l’incidenza di scompenso cardiaco. Le future linee guida sulla gestione dei pazienti con ipertensione arteriosa dovranno prendere in considerazione i risultati di questo studio.
ER  -   
