TY  -  JOUR
AU  -  Oliva, Fabrizio
AU  -  Ammirati, Enrico
AU  -  Campana, Carlo
AU  -  Carubelli, Valentina
AU  -  Cirò, Antonio
AU  -  Di Tano, Giuseppe
AU  -  Mortara, Andrea
AU  -  Senni, Michele
AU  -  Morandi, Fabrizio
AU  -  Metra, Marco
T1  -  La frequenza cardiaca e la prognosi 
nello scompenso cardiaco acuto e cronico
PY  -  2016
Y1  -  2016-03-01
DO  -  10.1714/2192.23678
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  17
IS  -  3
SP  -  3
EP  -  16
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2192.23678
N2  -  La frequenza cardiaca (FC) non è solo un segno fisico ma anche un marker biologico. L’aumento della FC in molte malattie cardiache si associa ad una maggiore mortalità. Nello scompenso cardiaco (SC) essa rappresenta un importante target terapeutico sia nelle fasi di acuzie che in quelle croniche. Abbiamo a disposizione varie classi di farmaci ma i betabloccanti sicuramente costituiscono una pietra miliare dei trattamenti raccomandati nella disfunzione sistolica. Tuttavia, sia nella fase ospedaliera che nel follow-up ambulatoriale, condizioni emodinamiche o intolleranza possono limitarne l’utilizzo o l’ottimizzazione del dosaggio. Più recentemente si è aggiunta nel panorama dei trattamenti bradicardizzanti l’ivabradina, bloccante selettivo della corrente I f a livello delle cellule pacemaker del nodo seno-atriale. Nello studio SHIFT l’ivabradina si è dimostrata in grado di migliorare la prognosi in soggetti con SC cronico, in ritmo sinusale, con FC >70 b/min nonostante terapia betabloccante. Esperienze iniziali hanno dimostrato la sicurezza di questo farmaco e la capacità di controllo della FC anche nelle fasi di acuzie, anche se sono necessari ulteriori studi controllati per capire se oltre a favorevoli effetti sui sintomi e sul profilo emodinamico, un più precoce utilizzo può portare anche in questi sottogruppi di pazienti ad una prognosi migliore. Nel paziente con fibrillazione atriale e SC il primo obiettivo è il ripristino del ritmo sinusale; se non possibile è indicato il controllo farmacologico della FC, ottenibile con betabloccanti, amiodarone e digitale, anche se non si è evidenziata una così chiara relazione tra risposta ventricolare alla dimissione dopo SC acuto ed eventi avversi cardiovascolari maggiori nei pazienti con fibrillazione atriale. In questa rassegna verranno presentati gli studi che hanno dimostrato il ruolo della FC come marcatore di prognosi e target terapeutico nello SC cronico e nell’acuto, oltre a valutare l’attuale percentuale di pazienti non a target di FC con SC alla dimissione dopo uno SC acuto e in cronico sulla base di dati italiani.
ER  -   
