TY  -  JOUR
AU  -  Naldi, Luca
AU  -  Bernetti, Margherita
AU  -  Baroni, Francesca
AU  -  Boddi, Maria
T1  -  Indice caviglia-braccio: quale utilizzo clinico?
PY  -  2015
Y1  -  2015-12-01
DO  -  10.1714/2088.22584
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  12
SP  -  681
EP  -  689
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2088.22584
N2  -  Nell’inquadramento clinico-diagnostico dell’arteriopatia obliterante periferica (AOP), l’indice caviglia-braccio (ankle-brachial index, ABI), ottenuto dal rapporto fra pressione arteriosa misurata alla caviglia e omerale, è la metodica di riferimento per la diagnosi di AOP: <0.9 è il valore cut-off per la diagnosi di AOP e ≤0.4 quello per la diagnosi di ischemia critica acuta e cronica. Negli ultimi anni l’ABI si è affermato come marker indipendente di rischio cardiovascolare (CV) con un ruolo ancora tutto da definire. Secondo alcuni autori in prevenzione primaria e secondaria la misura dell’ABI permetterebbe una migliore valutazione del rischio CV quando aggiunta agli score tradizionali quali il Framingham: un ABI <0.9 o ≥1.4 anche asintomatico selezionerebbe pazienti a rischio CV più elevato. Secondo altri la riclassificazione del rischio CV ottenuta inserendo nel calcolo l’ABI non sempre modifica il livello di rischio e, se sì, il potenziamento della terapia non si è tradotto in una riduzione degli eventi CV; gli effetti collaterali di una terapia più aggressiva sono risultati superiori ai vantaggi ottenuti dal miglior controllo del rischio CV. Questa rassegna si propone di fornire un inquadramento “critico” dell’ABI come strumento diagnostico di screening dell’AOP e di definire il ruolo dell’ABI come marker indipendente di rischio CV ed in particolare coronarico, fra luce e ombre che questa applicazione ancora presenta.
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