TY  -  JOUR
AU  -  Alboni, Paolo
T1  -  Quale ruolo oggi dei farmaci antiaritmici 
nei pazienti con fibrillazione atriale ricorrente 
senza una cardiopatia rilevante?
PY  -  2015
Y1  -  2015-11-01
DO  -  10.1714/2066.22430
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  11
SP  -  617
EP  -  624
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/08
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2066.22430
N2  -  L’efficacia dei farmaci antiaritmici (FAA) nella prevenzione della fibrillazione atriale (FA) ricorrente (parossistica o persistente) è piuttosto modesta, in quanto si osservano recidive sintomatiche ad 1 anno in ~50% dei pazienti. Per tale motivo sono state proposte nuove terapie, ma solo l’ablazione transcatetere ha offerto buoni risultati. Su quest’ultima sono disponibili dati forti soltanto in pazienti relativamente giovani, senza una cardiopatia rilevante e con FA refrattaria ai FAA. In questa rassegna è stata condotta un’analisi sia delle revisioni sistematiche dei trial/metanalisi che dei registri, che meglio riflettono il mondo reale, ed è emerso che l’ablazione ha un successo ad 1 anno nel 70-80% dei pazienti con le sopracitate caratteristiche. Tuttavia il successo ad 1 anno di una singola procedura, in assenza di FAA, è soltanto del 47-57% nei trial ed appare ancora più basso nel mondo reale (30-40%). Al successo finale concorrono le procedure ripetute nel 15-40% dei pazienti e i FAA, inefficaci prima dell’ablazione, somministrati nel mondo reale a ~40-50% dei pazienti ad 1 anno e a ~60% a 2 anni. Tali farmaci contribuiscono al successo ad 1 anno della procedura nel ~15% dei pazienti nei trial e in una percentuale sicuramente maggiore, anche se non chiaramente definibile, nel mondo reale. Considerando che ~10-12% dei pazienti accusano le prime recidive sintomatiche soltanto 1-2 anni dopo l’ablazione ed altri negli anni successivi, i FAA hanno ancora oggi un ruolo molto importante nella gestione dei pazienti con FA ricorrente senza una cardiopatia rilevante, non solo come trattamento di prima scelta, ma anche nei pazienti sottoposti a procedura ablativa. Quest’ultima si pone pertanto più come una procedura ad integrazione che in alternativa a tali farmaci; in altre parole l’associazione ablazione–FAA è più efficace dei soli farmaci.
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